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IL PERSONAGGIO

Il presidente che ha riportato il Porto Viro in alto

Intervista a Giuseppe Vivarelli

Il presidente che ha riportato il Porto Viro in alto

Sarebbe stata la classica intervista da periodo natalizio. Il canonico punto della situazione, prima della ripresa di gennaio. Invece la nuova morsa del Covid ha congelato di nuovo l’universo sportivo dilettantistico costringendo atleti, tifosi e appassionati alle pantofole. Così, al presidente del Porto Viro Giuseppe Vivarelli chiediamo di giocare d’anticipo, per quello che hanno potuto raccontare le sei giornate fin qui disputate.

L’ultima partita il 25 ottobre, coincisa con la sconfitta interna contro l’Aurora Legnaro per 1-0. Giusto fermarsi poi presidente?

“Lo stop è stato sofferto, perché fermare lo sport è sempre un po’ una sconfitta. Però, reputo che alla fine sia stata la decisione più giusta, perché quando arrivi a sentire che bisognerebbe addirittura sanificare i palloni, capisci che diventa impossibile continuare. Del resto, inutile nascondersi che la situazione è critica”.

Le ultimissime indicazioni del presidente regionale Figc Giuseppe Ruzza parlano di una ripresa non prima del 7 febbraio, completando solo il girone di andata per poi partire subito con play off e play-out. Si trova d’accordo?

“Con il poco tempo a disposizione penso sia la decisione più logica. Vorrebbe dire terminare le 11 partite che rimangono, mantenendo ovviamente la classifica attuale. Ripeto: credo sia la soluzione appropriata, perché vorrebbe dire arrivare giusti a maggio per le partite supplementari. In caso contrario ci sarebbe un intasamento di turni infrasettimanali, che costringerebbe le squadre ad un riciclo di giocatori. E non tutte possono permetterselo. Anzi, gran poche!”.

Certo sarà quasi come ripartire dall’inizio, giusto presidente?

“Sarà basilare una bella preparazione, che sia a dicembre o a gennaio quello lo vedremo strada facendo. Anche perché gli infortuni, dopo tanto tempo fermi, saranno dietro l’angolo. Chi avrà un valido preparatore atletico farà la differenza”.

Venendo a quel pochissimo che si è giocato, il campionato ha visto il suo Porto Viro devastante fuori casa (3 vittorie su 3) ma claudicante al Comunale (1 vinta e 2 perse). Come se lo spiega?

“In casa soffriamo, è vero. Perché per le altre squadre vincere a Porto Viro non è come vincere da un’altra parte e poi perché si ‘chiudono’ in 11, come è successo contro il Legnaro. Ai padovani faccio i complimenti visto che finora hanno incassato un solo gol, però non so se si possono considerare una pretendente al titolo. Poi, abbiamo perso contro l’Armistizio, che ne ha beccati 5 dal Marcon. In trasferta invece troviamo spazio per sfruttare il nostro contropiede e poi non dimentichiamo che siamo stati decimati dagli infortuni. Le assenze di Cazzadore e Garbi hanno pesato sul nostro attacco. In ogni caso, siamo primi dalla prima giornata. Confermo quanto detto in estate, che dobbiamo essere una corazzata e la squadra da battere. E che voglio vincere il campionato!”.

Il giocatore che è valso il prezzo del biglietto?

“Ne indico uno per reparto. Matteo Ballarin in difesa veramente ottimo, poi Andrea Caraceni a centrocampo mi sta piacendo moltissimo e chiudo con Enrico Monetti in attacco, tenendo conto che per lui è il primo anno a Porto Viro. Ah dimenticavo Alessandro Munari fra i giovani; una rivelazione”.

Dispiaciuto dell’addio di Roberto Cappellozza?

“Sì, perché l’abbiamo cercato. D’altro canto, è stato giusto lasciarlo libero di scegliere dove andare a giocare. Qua effettivamente era chiuso e Pregnolato sta facendo molto bene. In ogni caso so che è andato via dispiaciuto. Ma a 30 anni si sentiva ancora tanta voglia dentro”.

Che voto ha strappato fin qui il suo Porto Viro presidente?

“Un 8! Non dimentichiamo che la squadra è stata rifatta da zero e, anche se tanti giocatori si conoscono già, provengono comunque da realtà diverse. Eppure siamo rimasti sempre in testa, fin dall’inizio, superando le mie aspettative. E se servirà un’ulteriore spinta per irrobustire la squadra sono disposto ad altri sacrifici!”

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