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IL CASO

Calcio, in tanti non vogliono più giocare

Ripresa dei campionati a metà marzo, ma serve l’adesione del 50% delle squadre. Che non c’è

Calcio, in tanti non vogliono più giocare

“Sarà decisivo il prossimo Dpcm di inizio marzo, e non solo”. E’ quasi un appuntamento fisso ma, del resto, chi meglio del consigliere regionale Figc Argentino Pavanati può aiutarci ad entrare nelle aggrovigliate pieghe della situazione legata al calcio dilettantistico? E noi, ovviamente, ne approfittiamo…

Pavanati, eravamo rimasti ad una ipotetica ripresa fissata per la terza domenica di marzo, fermo restando una situazione sanitaria che viri verso un netto miglioramento…

“E io non posso che confermare che è così, come abbiamo avuto modo di ribadire anche venerdì scorso alla Figc di Roma. Però ci sarà anche un altro aspetto da valutare e non certo di secondo piano”.

La curiosità è tanta, consigliere…

“E’ presto detto. Bisognerà poi vedere quelle che saranno le intenzioni delle società nel voler riprendere, o meno, il campionato. Con una distinzione”.

Ovvero…?

“Per quanto riguarda l’Eccellenza l’importante è che ci sia una adesione sostanziosa, almeno del 50% e devo dire che al momento siamo andati anche oltre, visto che attualmente ci attestiamo attorno al 60. Chi vince il rispettivo girone sale ovviamente in serie D e non ci saranno retrocessioni. Venendo alle altre categorie invece, dalla Promozione alla Terza categoria, bisognerà vedere cosa decideranno di fare”.

Insomma tanti club non se la sentono di ripartire, giusto Pavanati?

“Esatto. In questo periodo non siamo stati con le mani in mano e abbiamo organizzato degli incontri in videoconferenza oltre ad aver inviato ad ogni società un modulo da compilare, proprio per capire le intenzioni di ognuno; se propenso a riprendere il campionato o meno. Vedremo cosa dice la maggioranza ma non nego che finora abbiamo raccolto molti pareri negativi”.

Quali sono i motivi principali del “no alla ripresa” finiti sui vostri tavoli?

“Soprattutto il discorso relativo ai tamponi. Bisognerà farli almeno 72 o 42 ore prima della partita, sia ai giocatori che ai dirigenti. Chi risulta positivo dovrà naturalmente stare fermo ma poi, anche dopo essere diventato negativo con un nuovo test, il giocatore in questione sarà costretto ad osservare un mese di stop. E non è finita, visto che dopo dovrà sottoporsi ad una visita medica per ottenere l’idoneità sportiva. Ovvio che poi tutto questo avrà ripercussioni a livello lavorativo ed è logico che uno ci pensi, prima di imbarcarsi in un rischio del genere. Aggiungiamo poi che, vista la situazione, gli sponsor si stanno defilando direi che ne esce un quadro chiarissimo. Il discorso cambia per l’Eccellenza; lì ci sono maggiori disponibilità economiche per ripartire”.

Non ha accennato al ritorno del pubblico sugli spalti.

“Anche su questo punto purtroppo non sappiamo niente”.

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