VOCE
IL FOCUS
22.01.2025 - 20:00
Il mondo degli arbitri chiede tutela. Non sono così sporadici, infatti, gli episodi di contestazioni accese, spesso non gravi, ma alcune volte sopra le righe. Contestazioni più o meno velate che rivelano una generalizzata sfiducia, da parte di alcuni, verso il mondo arbitrale dilettantistico.
Il mondo delle “giacchette nere” oppone, a tali contestazioni, il silenzio e non entra nella sterile polemica.
Ne parliamo allora con Filippo Carlin, conosciuto commercialista, esperto di diritto dello sport, giornalista e commentatore sportivo ma, e forse non tutti lo sanno, da oltre quarant’anni arbitro di calcio, prima in gare federali come associato Aia e ora nel mondo amatoriale della Uisp.
Molte società mettono sotto accusa gli arbitri, perché?
“Al di là del rimarcare che l’arbitro è una componente del gioco e, come può sbagliare un calciatore, così può sbagliare un arbitro, a volte, anzi spesso, scagliarsi contro un arbitro è molto più facile che fare autocritica su proprie manchevolezze o scelte sbagliate”.
Pochi arbitri a disposizione per la mancanza di ‘vocazioni’ non consentono ai designatori di fare selezione?
“Nel 2024 il numero degli arbitri in Italia ha nuovamente superato la soglia dei 33mila, non succedeva dal 2016. In questi otto anni abbiamo avuto punte negative sino a 28mila tesserati Aia e le gare sono diventate tantissime”.
Spesso le società si lamentano che gli arbitri non sono preparati a sufficienza.
“Fino alla fine degli anni ‘80, inizio ‘90, a livello di regione Veneto, vi erano due gironi di Promozione, cinque di Prima categoria, poi la Seconda e la Terza. Ora ci sono due gironi di Eccellenza, quattro di Promozione, otto di Prima categoria, le Seconde e delle asfittiche Terze. In questi trent’anni è aumentata l’impiantistica sportiva, con i giovani che hanno così potuto rivolgersi ad altri sport che non fosse solo il calcio, e vi è stato il decremento delle nascite. Molte più squadre, molte più partite e, giocoforza, se c’è meno scelta numerica, qualità dei giocatori molto più discutibile, lo possono confermare dirigenti ed allenatori che hanno passato la sessantina. Con allenatori molto più esigenti. Ma se applichi in maniera spinta la tattica del fuorigioco, in campionati fino alla Promozione dove non vi sono i guardalinee ufficiali, è sempre l’arbitro che sbaglia a non rilevarlo oppure sono dei giocatori che, spesso, non sono in grado di mettere in offside gli avversari?
Se fai la ripartenza dal basso, la nuova moda, ed hai giocatori che non sanno fare tre passaggi di fila, sarà mica colpa dell’arbitro.
Abbiamo vinto un mondiale con Zoff che calciava la palla oltre la metà campo, forse adesso è diventata un’eresia in Seconda o Terza categoria?”
Anche i social contribuiscono nella critica agli arbitri.
“Oramai viviamo nel mondo dei social, che piaccia o no ci dobbiamo convivere. E da questo punto di vista le norme di giustizia sportiva dovrebbero adeguarsi.
La cosiddetta ‘prova televisiva’ non è ammessa, il filmato sul telefonino non è ammesso e mi sta bene ma, in casi limite ed eclatanti, diamoci un’occhiata. Una persona può essere messa in galera per anni per un’immagine sul telefonino e non possiamo darle due giornate di squalifica?
Un tifoso ne dice di tutti i colori ad un arbitro da dietro la rete, giustamente arriva la multa alla società. Se quello stesso tifoso si scaglia contro il direttore di gara sui social, alla società non viene fatto nulla. Dov’è la differenza?”
Allora in molti casi è questione di educazione.
“Educazione degli atleti, sin da giovani, nel rispetto dell’avversario, nel non dover cercare la vittoria a tutti i costi, anche con mezzucci discutibili, con gli allenatori che dovrebbero cercare di essere più educatori che allenatori vincenti, pensare al futuro dei ragazzi e non alla propria carriera. E, soprattutto, educazione di papà e nonni: sulle tribune a volte si vedono spettacoli veramente indecorosi”.
Fare l’arbitro un mestiere difficile…
“No, non è un mestiere difficile, è una grande passione che non conosce tempo ed età, c’è chi corre dietro ad una palla, e chi corre dietro ai giocatori, ma il gioco è lo stesso. Ho oramai superato i sessanta, sono arbitro dal 6 giugno 1981, ma, comunque, sabato non cercatemi, sarò in campo con il fischietto in bocca”.
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