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l'analisi
03.02.2025 - 21:00
“Secolarizzazione, scarsità di lavoro e immigrazione esigua”. Sono le cause dell’emorragia di giovani in Polesine secondo il sociologo di Rovigo, Giorgio Osti, docente all’Università di Padova ed ex consigliere comunale con la maggioranza di Edoardo Gaffeo.
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Come si può fermare? “Solo puntando sui servizi e sulla qualità della vita nel territorio si può convincere i nostri giovani a rimanere in Polesine”, è la ricetta del presidente della provincia di Rovigo Enrico Ferrarese.
“E’ un tema di cui parliamo costantemente tra amministratori - ammette Ferrarese - C’è sullo sfondo un cambio di stile nelle famiglie di cui si deve tenere conto. Sicuramente un sostegno alle famiglie può fare la differenza, ma alla fine la mentalità cambia sulla base di scelte personali che riguardano la carriera”.
Esperto di sociologia dell’ambiente e del territorio, Osti vede nella denatalità che tocca il capoluogo polesano (dal 2019 al 2024 sono calati dell’8% gli under 14, passando da 5.486 a 5.047) un effetto dell’abbandono dei valori tradizionali. “In Polesine - spiega - più che nel resto del Veneto si sono persi i valori religiosi della natalità e della famiglia”. Aggiunge il sociologo: “Incide anche l’offerta di lavoro. Siamo in una zona periferica, che ha una minore articolazione di servizi di alta gamma che attirano i giovani. Ecco che tendono a lasciare il territorio. Qui abbiamo una più ampia offerta nel settore agricolo e industriale, ma lo sviluppo del terziario è stato scarso. Dentro il terziario c’è un po’ di tutto e se parliamo del commercio al minuto, questo è stato sbaragliato dalla grande distribuzione”.
Di fatto, per il sociologo, anche l’arrivo di migranti in provincia di Rovigo alza di poco la media dei piccoli residenti. “Abbiamo una quota migranti più bassa, gli arrivi dai paesi in forte migrazione bilanciano le statistiche in altri territori. In Polesine non aggiungono molto anche se hanno un loro peso”.
Giorgio Osti vede nell’aumento di popolazione della fascia 15-35 che sta “baciando” Badia Polesine, Rovigo e Occhiobello, una “possibile controtendenza dovuta a un accentramento delle funzioni terziarie in questi tre centri. Santa Maria Maddalena è di fatto un quartiere periferico di Ferrara, Badia e Rovigo sono due poli della provincia con insediamenti e servizi che permettono di attirare una popolazione giovane e adulta”.
Come convincerli a formare famiglie e a rimanere in Polesine? E’ la grande sfida del momento. “Sicuramente - risponde Ferrarese - i servizi che una città offre sono tutto, sia per le famiglie giovani che per gli anziani. Quello che le amministrazioni polesane cercano di fare è di mantenerli. Poi ci vuole anche una visione: il Polesine non può essere considerato solo per le trivellazioni. Bisogna considerarlo anche traino. La carenza di investimenti di qualche anno fa, ha portato le condizioni in cui ci troviamo oggi”.
Osti è chiaro: “Le amministrazioni hanno pochi margini perché i trend demografici hanno una tendenza autonoma”. Su cosa puntare? “Rovigo ha una discreta qualità della vita è piccola e viene apprezzata per la qualità delle relazioni. Bisognerebbe lavorare sulle politiche abitative e dare spinta all’edilizia, settore in cui i costi sono altissimi. Bisogna insistere sugli asili nido, sulle piste ciclabili, sull’ambiente. Rovigo non può essere il ventre molle in cui si portano impianti nocivi. Il vecchio slogan, industria uguale posti di lavoro non funziona e non è automatico”.
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