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Adria

“As2: dobbiamo ragionare in grande”

Il vicesindaco Simoni fissa i punti per uscire dalla crisi. Sindacati: “Servono prospettive vere”

“Dobbiamo ragionare in grande”

Giovedì 11 settembre il consiglio comunale di Adria ha ospitato un’audizione molto attesa, richiesta dal gruppo Fratelli d’Italia con una mozione a marzo scorso e successivamente anche dalle organizzazioni sindacali, per discutere il futuro della società in house As2 Srl, partecipata da diversi Comuni del Polesine. E’ stato il primo di una serie di appuntamenti con i consigli comunali del Polesine che il cda dell’azienda ha in calendario. L’incontro ha visto la presenza della presidente Maria Cristina Assennato, della vicepresidente Stefania Tescaroli e del consigliere Mauro Rossin, insieme ai rappresentanti sindacali di Cgil e Uil e alle Rsu aziendali.

La società, che negli anni passati aveva distribuito utili ai soci, si trova oggi in una fase di incertezza profonda. Alla fine di maggio 2025 è stato approvato il bilancio relativo al 2024, ma i numeri hanno confermato le difficoltà: una perdita di 295mila euro e la previsione di una cifra simile per il 2025. I sindacati hanno ricordato come la mancanza di affidamenti economici importanti e stabili sia la principale causa del problema, evidenziando anche lo stato di agitazione dei lavoratori, che da mesi chiedono risposte concrete e garanzie occupazionali.

Nel suo lungo intervento, la presidente Assennato ha voluto chiarire la posizione del consiglio di amministrazione. “Non vedevamo l’ora di un confronto aperto e trasparente - ha spiegato - E’ vero, il 2025 si chiuderà con una perdita, ma la società non è in procinto di morire. Non abbiamo debiti e disponiamo ancora di riserve patrimoniali di oltre 560mila euro. Abbiamo lavorato duramente per ridurre i costi, eliminando il ricorso al personale interinale e utilizzando le nostre risorse interne. I ricavi, pur in un contesto difficile, segnano un +8% rispetto all’anno precedente. Questi sono dati certi e da qui si deve partire”.

La presidente ha ricordato come le difficoltà derivino anche dall’assenza, ormai da quasi due anni, di un dirigente che possa guidare la struttura: “Abbiamo sopperito con sforzi enormi, ma una società come la nostra non può vivere a lungo senza una leadership chiara. Stiamo monitorando attentamente i flussi finanziari, perché l’obiettivo è non intaccare il capitale sociale e allo stesso tempo gettare le basi per un rilancio che deve però vedere protagonisti i soci. Senza un impegno politico serio, ogni sforzo rischia di restare incompiuto”.

Se la presidente ha cercato di infondere un cauto ottimismo, più netto e critico è stato l’intervento del vicesindaco di Adria, Federico Simoni, che ha ripercorso la storia della società. “Ho visto nascere AS2 nel 2010 - ha ricordato - e allora era una scommessa su cui abbiamo creduto molto, al punto da chiedere di acquisire più quote rispetto ad altri soci. Nei primi anni i Comuni riuscivano a portare a casa utili, anche se modesti. Poi però le scelte politiche provinciali hanno segnato l’inizio del declino: il ritiro degli affidamenti legati alla Tari da parte di Ecoambiente ha tolto centinaia di migliaia di euro alla società, e da lì è iniziata la discesa. Le guerre politiche hanno fatto il resto, lasciando As2 senza strumenti per reagire”.

Simoni ha insistito sul fatto che la società non possa più essere ostaggio delle divisioni: “Oggi è evidente che la politica ha ricadute dirette non solo sui conti, ma anche sulle famiglie che dipendono da questa realtà. Per questo tutti i soci devono assumersi le proprie responsabilità. Basterebbe che ognuno dei cinquanta Comuni soci affidasse ad As2 piccoli incarichi, anche da poche migliaia di euro, e i problemi si risolverebbero. Ma serve coraggio, serve che il consiglio di amministrazione torni a presentarsi con proposte concrete alla politica e che lo statuto venga rivisto. Se vogliamo rilanciare questa azienda, e con essa il nostro territorio, dobbiamo ragionare in grande, senza più farci condizionare dalle logiche di partito”.

I sindacati, da parte loro, hanno ribadito che la situazione non può più essere rimandata: i lavoratori non possono vivere nell’incertezza continua e le promesse fatte nei mesi scorsi non hanno avuto seguito. “Lo stato di agitazione è lo specchio di una condizione lavorativa che non dà serenità - hanno affermato le Rsu - Non siamo contro il consiglio di amministrazione, ma vogliamo sapere quale futuro ci aspetta. Non basta prevedere per il 2026 un utile di 2mila euro dopo anni di perdite, servono scelte che diano prospettive vere”. La vicepresidente Stefania Tescaroli ha cercato di chiudere con un segnale positivo, parlando di un ritrovato rapporto con Ecoambiente e dell’intenzione di alcuni Comuni di tornare ad affidare servizi. Ma il clima rimane sospeso. L’impressione è che il tempo delle parole sia finito e che, come hanno ribadito i sindacati, ora tocchi davvero alla politica decidere se e come salvare una società che per anni ha rappresentato un punto di riferimento per i Comuni polesani, nonché fonte di reddito per decine di famiglie.

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