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Fa scendere nigeriano senza biglietto: il giudice condanna il capotreno

Una storia incredibile

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Foto d'archivio

18/01/2018 - 16:06

E' una delle storie più incredibili degli ultimi anni.



Un capotreno, che aveva fatto scendere dal convoglio un viaggiatore trovato senza biglietto, è stato condannato dal giudice per violenza privata.




L'incubo di Andrea Favaretto, 51 anni, residente a Selvazzano, in provincia di Padova, ha avuto inizio nel novembre del 2014 alla stazione di Santa Giustina, nel bellunese. Un nigeriano Anyanwu Festus Amaechi, residente a Cadoneghe, venne trovato a bordo del treno senza biglietto. Non solo, alla richiesta del controllore di verificare il biglietto, si arrabbiò pure moltissimo perché era al telefono e non voleva essere disturbato. Inutili tutti i tentativi di chiedergli di mostrare il biglietto.



E così alla stazione successiva, come prevede da regolamento, il capotreno lo fece scendere dal treno e gli appoggiò le borse sul marciapiede.



Un gesto evidentemente inaudito per il nigeriano che iniziò a gridare al razzismo, a insultare e a picchiare il capotreno.



Ma non solo: l’africano, non contento di avere picchiato il ferroviere, lo denunciò per violenza privata, mostrando un biglietto del treno obliterato però dopo la partenza del treno (e dunque evidentemente falso).



Ieri la sentenza, con Favaretto condannato a 20 giorni di reclusione, più le spese, e il fascicolo rinviato al pm perché valuti - così ha deciso il giudice del Tribunale di Belluno (competente per territorio) - la possibilità di procedere ulteriormente per abuso d’ufficio.



Nel frattempo lo straniero, che evidentemente non era proprio uno stinco di santo, è stato espulso dall'Italia per altri motivi e questo ovviamente impedisce di processarlo per le botte date al capotreno.



Durissimo il commento del governatore Luca Zaia. “Esprimo piena e totale solidarietà al capotreno coinvolto in una vicenda incomprensibile per la gente comune, e a tutti i lavoratori delle Ferrovie dello Stato, costretti a fronteggiare sempre più difficoltà per il solo fatto di compiere il loro dovere”.


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