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PADOVA

Don Marco è stato trasferito in ospedale a Schiavonia: "Porto speranza, l’eroismo non c’entra"

Ha deciso di vivere h-24 a Schiavonia per dare forza al prossimo

Don Marco è stato trasferito tra in ospedale a Schiavonia: «Porto speranza, l’eroismo non c’entra»

Don Marco Galante, parroco di quattro comunità (San Giacomo, Ca’ Oddo, Schiavonia e Marendole), da qualche giorno vive presso la struttura ospedaliera di Schiavonia. Ha la sua stanza al piano di sotto rispetto ai due reparti Covid e ha seguito un corso di "vestizione" dove gli hanno insegnato a utilizzare correttamente i dispositivi di protezione utilizzati dagli stessi medici, infermieri, Oss quotidianamente. 

"Sono sempre a disposizione di tutti qui a Schiavonia, familiari e sanitari compresi — ha sostenuto Don Marco — basta una chiamata, compio la vestizione di sicurezza e vado. Tutti hanno bisogno di una buona parola, di una preghiera, una benedizione. Adesso abbiamo a disposizione terapie più mirate contro l’infezione, ma l’essere umano è un mistero profondo e necessita anche di una cura spirituale. E la speranza è una medicina che cura in profondità".

E in merito a chi parla di eroismo in quello che sta compiendo afferma: "Tutti i cappellani ospedalieri d’Italia hanno vissuto in corsia, non c’è nessun atto di eroismo, è un modo per annunciare il Vangelo della vita. La mattina visito i malati che, trascorrendo gran parte della giornata in isolamento, hanno bisogno di una parola di speranza e di fiducia. Mi hanno accolto volentieri, abbiamo pregato e con un paio di loro anche dialogato. C’è proprio il desiderio di una parola di conforto, l’isolamento è un tempo in cui si può diventare tristi, impauriti, e la vicinanza di qualcuno aiuta a superare questi stati d’animo".

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