Cerca

Il libro

L’ospitalità come plugin umano delle nostre imprese

Sarà presentato al Sigep l'opera collettiva con 99 contributi edita da Maretti Editore.

L’ospitalità come plugin umano delle nostre imprese

Il libro, opera collettiva curata da Federico Menetto, "99+1. Per l'Ospitalità" (Maretti Editore). Tesi di fondo, il fatto che l'ospitalità possa essere il plugin umano delle nostre imprese.

Uscirà il 19 gennaio, il libro, opera collettiva curata da Federico Menetto, "99+1. Per l'Ospitalità" (Maretti Editore). Tesi di fondo, il fatto che l'ospitalità possa essere il plugin umano delle nostre imprese.
Federico Menetto, 99+1. Per l’Ospitalità nasce da una domanda semplice e insieme radicale: che cos’è oggi l’ospitalità?
"E' una domanda che sentivo diventare sempre più urgente. Oggi l’ospitalità viene spesso ridotta a servizio, a procedura, a performance. In realtà è qualcosa di molto più profondo: è uno sguardo sull’altro. È il modo in cui riconosco chi ho davanti prima ancora di offrirgli qualcosa". 
Il libro si apre con Mauro Porcini. Una scelta non scontata. Perché partire da lui?
"Perché Mauro Porcini incarna perfettamente l’idea che l’ospitalità non sia confinata ai luoghi dell’accoglienza tradizionale. È Chief Design Officer globale, ha lavorato per aziende come PepsiCo, 3M, Samsung. Aprire con lui significa dire subito che l’ospitalità è un fatto culturale, progettuale, umano, che attraversa mondi diversi. Il suo contributo apre il libro perché allarga lo sguardo: ci ricorda che ogni esperienza, se ben progettata, è un atto di ospitalità".
Il titolo contiene un elemento insolito: 99+1. Perché non semplicemente 100?
"Perché non volevo un numero chiuso. I 99 sono le voci che hanno risposto alla chiamata, persone che vivono l’ospitalità ogni giorno nei ristoranti, negli hotel, nelle imprese, nei media, nella formazione. Il +1 è il lettore. È un invito esplicito a non restare spettatore. Questo libro non è una raccolta da consumare, ma uno spazio da abitare. Ci aspettiamo che chi legge aggiunga il proprio pensiero, la propria esperienza, il proprio modo di intendere l’ospitalità".
In questo senso il libro sembra chiedere una partecipazione attiva.
"Esattamente. L’ospitalità è sempre relazione, mai atto unilaterale. Se non coinvolge, non esiste. Il +1 serve a ricordare che l’ospitalità è viva solo se continua a evolvere attraverso chi la pratica. Ognuno, leggendo, può diventare parte del libro, anche senza scriverci dentro".
Il primo +1, però, è già reale. È Will Guidara. Chi è e perché è così importante?
"Will Guidara è una figura chiave dell’ospitalità contemporanea. È stato il co-owner di Eleven Madison Park, portandolo a essere considerato uno dei migliori ristoranti del mondo. Ma soprattutto è un pensatore dell’ospitalità, autore di Unreasonable Hospitality, (Servizio Pazzesco edito da RoiEdizioni) È una persona che ha dimostrato con i fatti che l’ospitalità può cambiare radicalmente l’esperienza, il valore e la cultura di un’impresa". 
E il suo contributo?
"Will ha visto la qualità del lavoro, la profondità delle voci, la serietà dell’impianto. Ha voluto dedicare a quest’opera una frase sull’ospitalità che è davvero iconica. Non la svelo apposta. Va letta. Perché certe parole hanno senso solo quando arrivano nel momento giusto, dentro un percorso".
La presentazione avviene a Sigep, nel luogo in cui era nato il Manifesto dell’Ospitalità. Che continuità c’è tra i due progetti?
"Totale. Il Manifesto dell’Ospitalità, promosso da Callebaut insieme ad Alma e Afa Arredamenti, è stato uno dei semi da cui questo libro è germogliato. Il Manifesto poneva una domanda pubblica, collettiva. Il libro raccoglie le risposte. Tornare a SIGEP significa dire che questo non è un evento isolato, ma un percorso culturale che cresce, si stratifica, si apre".
Nel libro non manca la complessità: lavoro, stanchezza, responsabilità economica.
"Sarebbe disonesto raccontare solo il lato luminoso. L’ospitalità è anche fatica, equilibrio delicato, decisioni difficili. Ma resta uno dei pochi ambiti in cui la relazione con l’altro è ancora decisiva. È lì che si gioca la differenza". 
Che cosa spera resti al lettore dopo l’ultima pagina?
 "Che capisca che l’ospitalità non riguarda solo chi lavora nel food o nell’hôtellerie. Riguarda tutti. È un bene comune. Se, chiudendo il libro, qualcuno sentirà il desiderio di essere quel +1, di aggiungere il proprio sguardo, allora il libro avrà davvero iniziato a vivere".
Ultima domanda, inevitabile. Ci svela qualche altro nome tra i 99?
"E' sempre una domanda delicata, perché il rischio di fare un torto a qualcuno è reale. E lo dico con grande serenità: tutti i 99 contributi sono stati davvero essenziali. Se però devo citare alcuni nomi per restituire la ricchezza e la varietà di questo progetto, penso alla visione artistica e concettuale di Felice Limosani, all’intelligenza ironica e profondamente umana di Paolo Cevoli, allo sguardo imprenditoriale di Oscar Farinetti e Francesco Illy, alla cultura del mestiere e dell’accoglienza portata da Alessandro Pipero, alla dimensione internazionale rappresentata da Jordi Roca e Ramon Morató, fino alla misura e all’eleganza silenziosa di Arrigo Cipriani, che chiude il libro riportando tutto all’essenziale. Accanto a loro, il contributo femminile è stato altrettanto decisivo: penso allo sguardo contemporaneo e quotidiano di Chiara Maci, alla capacità di tenere insieme contesto e visione di Gisela Schneider, alla sensibilità culturale di Stefania Moroni, alla forza imprenditoriale di Sabrina Dallagiovanna, alla concretezza operativa di Allegra Tirotti Romanoff e alla capacità di leggere i contesti complessi di Cristiana Poggio. Ma il senso del progetto non è l’elenco dei nomi. È il fatto che persone molto diverse per ruolo, storia e responsabilità abbiano sentito il bisogno di fermarsi a riflettere sull’ospitalità, oggi. Questo, più di ogni singolo contributo, è il vero valore di 99+1. Per l’Ospitalità".
Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Ultimo Video