VOCE
CRONACA
04.03.2026 - 18:00
Il manager culturale Domenico Muti ha deciso di interrompere con effetto immediato il rapporto di consulenza con la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia. La scelta arriva dopo le polemiche sollevate nei giorni scorsi dai sindacati sulla gestione delle consulenze esterne.
La decisione è stata comunicata con una lettera indirizzata al sovrintendente Nicola Colabianchi. Nella comunicazione il manager ha annunciato anche la rinuncia ai compensi già maturati, che non erano stati ancora richiesti né percepiti.
Il contratto prevedeva un incarico triennale come consulente per lo sviluppo delle tournée internazionali del teatro, con un compenso annuo di 30 mila euro nel periodo compreso tra novembre 2025 e novembre 2028.
La rinuncia rappresenta l’ultimo capitolo del cosiddetto “caso Fenice”, una vicenda iniziata nei mesi scorsi dopo la nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale del teatro a partire dall’ottobre 2026. La scelta aveva incontrato l’opposizione di parte dell’orchestra, che aveva sollevato dubbi sull’adeguatezza del curriculum rispetto al prestigio dell’istituzione veneziana.
Negli ultimi giorni il confronto si era esteso anche al tema delle consulenze affidate dalla Fondazione, oggetto di critiche da parte delle organizzazioni sindacali. Tra queste figurava anche l’incarico assegnato a Domenico Muti, insieme a un contratto con una società di comunicazione esterna.
Secondo la direzione del teatro, le consulenze erano state attivate con l’obiettivo di rafforzare la comunicazione e sostenere lo sviluppo internazionale della Fenice, favorendo nuove opportunità di finanziamento e tournée all’estero.
Prima dell’interruzione della collaborazione erano allo studio diversi progetti internazionali che avrebbero coinvolto il teatro veneziano nei prossimi anni, con possibili iniziative in Cina, Giappone, Emirati Arabi Uniti e Germania tra il 2027 e il 2028.
La vicenda riaccende il dibattito sulla gestione e sulla trasparenza delle collaborazioni nelle istituzioni culturali, mentre all’interno del teatro resta aperto il confronto tra direzione e rappresentanze dei lavoratori.
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