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CRONACA

Russia alla Biennale, il ministro Giuli silura una consigliera

Il ministro chiede le dimissioni della rappresentante del ministero nel Cda della Biennale

Russia alla Biennale, il ministro Giuli silura una consigliera

Si accende lo scontro politico e istituzionale sul ritorno della Russia alla Biennale di Venezia. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha chiesto le dimissioni di Tamara Gregoretti, componente del consiglio di amministrazione indicata dal ministero, accusandola di non aver informato il dicastero della possibile riapertura del padiglione russo alla prossima esposizione.

La vicenda riguarda la 61ª Esposizione internazionale d’Arte della Biennale, in programma dal 9 maggio a Venezia, dove una delegazione di artisti russi potrebbe tornare a esporre dopo anni di assenza.

Secondo il ministero della Cultura, Gregoretti non avrebbe segnalato per tempo l’intenzione della Federazione Russa di partecipare alla manifestazione e successivamente avrebbe espresso un orientamento favorevole alla presenza degli artisti russi, nonostante la forte sensibilità diplomatica legata alla guerra in Ucraina.

In una nota ufficiale il ministero ha parlato di rapporto di fiducia venuto meno, sottolineando che la questione era considerata particolarmente delicata sul piano internazionale.

Al centro del confronto c’è anche la posizione del presidente della Fondazione Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, che avrebbe sostenuto una linea di apertura alla partecipazione di tutti i Paesi, in una logica di dialogo culturale.

La decisione del ministro potrebbe però avere effetti più ampi. Alcune ricostruzioni parlano infatti della possibilità di un effetto domino all’interno del consiglio di amministrazione, con conseguenze anche sulla guida della fondazione e sulla stessa partecipazione della Russia alla manifestazione.

Nel frattempo, alcuni membri del Cda hanno difeso la scelta di non escludere gli artisti russi. Tra questi il vicepresidente della Biennale e sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, che ha sottolineato come la cultura debba restare uno spazio di confronto e dialogo.

La vicenda resta quindi aperta e potrebbe avere ripercussioni sia sulla governance della Biennale sia sulle decisioni finali riguardo alla presenza della Russia alla prossima esposizione veneziana.

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