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CRONACA

Video negazionista sul Covid, condannato un no vax a Treviso

Filmò i corridoi vuoti dell’ospedale Ca’ Foncello per sostenere che la pandemia non esistesse

Video negazionista sul Covid, condannato un no vax a Treviso

È stato condannato a un anno di reclusione (pena sospesa) un uomo che durante la pandemia aveva pubblicato sui social un video per sostenere che il Covid non esistesse. Protagonista della vicenda è Francesco Fella, 48 anni, autore di un filmato girato nel novembre 2020 all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso.

Nel video l’uomo mostrava corridoi apparentemente vuoti del pronto soccorso, sostenendo che non ci fosse alcuna emergenza sanitaria. Le immagini erano state pubblicate sui social e avevano ottenuto migliaia di visualizzazioni, alimentando tesi negazioniste durante la seconda ondata della pandemia.

Secondo la ricostruzione processuale, il filmato era stato registrato all’esterno dei reparti, senza accesso alla terapia intensiva, dove in realtà la situazione era molto critica.

Il tribunale ha ritenuto l’uomo responsabile di diffamazione, accogliendo la denuncia presentata dall’Ulss 2 della Marca Trevigiana. Il giudice ha inoltre disposto il pagamento di 3.000 euro di provvisionale immediatamente esecutiva all’azienda sanitaria, costituitasi parte civile.

Il procedimento è nato dopo l’intervento dell’allora direttore generale dell’Ulss 2, Francesco Benazzi, che aveva definito il video una diffusione di fake news sulla situazione dell’ospedale durante l’emergenza Covid.

Nel corso del processo sono stati ascoltati anche medici e dirigenti sanitari, che hanno ricostruito il contesto dell’epoca: reparti sotto forte pressione, terapie intensive piene e personale sanitario impegnato a fronteggiare un numero crescente di ricoveri.

Dopo la diffusione del video, l’azienda sanitaria aveva pubblicato un filmato realizzato all’interno della terapia intensiva, mostrando la reale situazione del reparto con pazienti intubati e posti letto occupati.

Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a un anno e mezzo di reclusione, mentre la sentenza del tribunale ha stabilito una pena di un anno, oltre alla possibilità di stabilire in sede civile l’eventuale risarcimento completo dei danni.

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