VOCE
LAVORO
16.03.2026 - 19:00
I licenziamenti legati all’intelligenza artificiale non sono un fenomeno sorprendente ma l’effetto prevedibile dell’evoluzione tecnologica. È questa l’analisi del filosofo Massimo Cacciari, che torna sul tema dopo il caso dell’azienda tecnologica di Marghera che ha sostituito decine di lavoratori con sistemi basati sull’IA.
Secondo Cacciari, l’automazione e le nuove tecnologie sono destinate a ridurre progressivamente il lavoro umano, come già avvenuto in passato con altre rivoluzioni industriali. Il rischio, però, è che l’innovazione aumenti ulteriormente le disuguaglianze sociali, concentrando ricchezza e potere economico in pochi settori e in poche grandi aziende.
Per questo il filosofo ritiene necessario intervenire rapidamente con nuove politiche economiche e sociali. Tra le possibili soluzioni indica la redistribuzione della ricchezza prodotta dalle tecnologie, l’introduzione di forme di salario sociale per proteggere le fasce più deboli e una riduzione del tempo di lavoro attraverso strumenti come ferie più lunghe o orari ridotti.
Un altro nodo riguarda la politica fiscale internazionale. Secondo Cacciari servirebbero regole comuni tra i Paesi europei per evitare che le imprese possano spostare facilmente le proprie attività dove il costo del lavoro o la tassazione sono più convenienti.
Il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro, conclude il filosofo, non è più teorico ma riguarda già il presente. Per questo, avverte, le istituzioni dovrebbero affrontare il problema prima che la trasformazione tecnologica produca effetti sociali ancora più profondi.
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