VOCE
CRONACA
22.04.2026 - 06:15
Dal profilo Instagram di @sambuco_art
Un furto che diventa arte. È l’idea di Sambuco, artista mestrino classe 1992, che ha lanciato il progetto dei “Rubabili”, trasformando le sue opere in una vera e propria caccia urbana.
Tutto nasce da un episodio concreto. Dopo aver installato alcune opere in città con il progetto “Urban gallery”, ispirato anche all’esperienza della mostra dedicata a Banksy negli spazi di M9 - Museo del '900, l’artista si è ritrovato con i lavori spariti. Rimaste solo le targhette, mentre i quadri erano stati portati via.
Da qui l’idea di ribaltare il concetto: non più furto ma parte integrante dell’opera. Una volta al mese Sambuco nasconde i suoi quadri in diverse città. Chi li trova può “rubarli”, fotografarsi e inviare la prova all’artista per ricevere il certificato di autenticità, trasformando così l’azione in un gesto riconosciuto e premiato.
Il progetto introduce una dinamica nuova, dove il pubblico diventa protagonista. Le opere, realizzate con stencil su tela, sono disseminate seguendo indizi pubblicati sui social. Una sorta di caccia al tesoro contemporanea, che spinge a osservare la città con occhi diversi.
Esperienze simili si erano già viste, come le iniziative dello street artist Kenny Random a Padova, ma i “Rubabili” aggiungono un elemento provocatorio: l’invito esplicito a rubare l’arte.
Le opere hanno già fatto tappa tra Marghera, Vicenza, Bologna, Treviso e Parma, attirando curiosità e partecipazione. Finora tutti i lavori nascosti sono stati trovati, anche se non tutti avevano capito subito di poterli prendere.
Dietro il gioco c’è una riflessione più ampia. L’arte urbana esce dai circuiti tradizionali e diventa esperienza diretta, accessibile, ma anche effimera. Un modo per ribadire che il valore non è solo nell’oggetto, ma nel gesto e nella relazione con lo spazio.
Nel frattempo la street art continua a guadagnare spazio e riconoscimento nelle città, tra festival, progetti pubblici e interventi che trasformano luoghi degradati in spazi più vivi e condivisi. I “Rubabili” si inseriscono in questo percorso, portando una provocazione che fa discutere e coinvolge.
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