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A spasso nell'Alto Jonio Cosentino<br/> emozioni e paesaggi tutti da vivere

Calabria

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Emozioni, paesaggi mozzafiato, buona tavola. in autunno si ritorna in Calabria, nell’Alto Jonio Cosentino per gustare un territorio ancora tutto da scoprire. E vivere esperienze indimenticabili: un giro in barca a vela all’ombra del castello di Roseto Capo Spulico, una battuta di pesca al tonno, un viaggio avventura a Plataci a mille metri di altezza e poi, appena mezz’ora dopo, una passeggiata sulla spiaggia esotica di Villapiana. Mentre nelle colline del Parco del Pollino è già tempo di raccogliere le castagne per sentire il profumo dell’autunno.


Vi trapasseranno l’anima i murales di Montegiordano realizzati dal pittore La Teana e le poesie di Luigi Pace. Sono presepi, tra montagna e collina, i centri storici di Albidona, Canna, Nocara, Oriolo, Roseto Capo Spulico e Rocca Imperiale dove il regista Pupi Avati ha ambientato una fiction che vedremo su Rai uno il prossimo gennaio.

“La mia è una terra straordinaria - dice Franco Durso, direttore del Gal FedericoII - che è rimasta autentica, incontaminata. Dai paesi di collina lo sguardo si perde tra le valli del Metapontino e la piana di Sibari per arrivare fino al mare”.


A pochi chilometri da Rocca Imperiale si trova Canna, famosa per i suoi mulini ad acqua molti dei quali sono stati restaurati e per i suoi palazzi gentilizi, frutto della ricca proprietà terriera. A Nocara, il piano superiore del Comune racconta i momenti più importanti della storia del paese: un piccolo museo della civiltà contadina con gli attrezzi ancora intatti.

Il convento degli Antropici, aperto oggi all’ospitalità e alla ristorazione resta un luogo dell’anima da respirare e vivere tra gli alti castagni e i lecci, esemplari unici. E’ un’emozione continua leggere le storie impresse sulle pareti di Montegiordano con i suoi murales. Qui il pittore Francesco Lateana ha riprodotto alcune lettere che gli emigranti scrivevano alle loro mogli e ai parenti dagli Stati Uniti, dove erano emigrati.



Vi sono il viale degli innamorati, la scaletta dell’amore, la piazzetta dei colti. A mille metri di altezza, tra i boschi di montagna ancora intatti, si erge Plataci. I suoi abitanti parlano ancora la lingua degli antenati: l’arbresh anche a scuola. Infatti, è uno dei paesi della Calabria che ha conservato intatti gli usi e i costumi dei primi coloni che arrivarono sul finire del 400 sull’onda dei successi militari del grande condottiero Giorgio Castriota Scanderberg, l’eroe nazionale, l’unico che riuscì a porre un argine all’avanzata turca in Occidente.

Gli arbresh oltre che a parlare tra di loro la lingua antica, molto simile all’albanese moderno, vestono in alcune occasioni importanti, gli abiti tipici e assistono alla messa in rito greco ortodosso con i papas. Gli altari delle chiese madri sono decorati infatti con le tipiche icone in oro bizantine.

Da mille metri di altezza si arriva poi in meno di mezz’ora sulla splendida spiaggia di Villapiana, un immenso litorale sabbioso che si caratterizza nelle sue tre diverse tipologie: con i ciottoli a nord, sabbiosa con fondali bassi al centro, e sabbiosa con mare profondo a sud.

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