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I tesori della Porta d'Oriente <br/> il Salento stupisce e conquista

Viaggio a Brindisi

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Dai siti archeologici alle città d’arte: il Salento stupisce e conquista. Un viaggio, senza tempo e fantastico, che non a caso inizia da Brindisi, porta d’Oriente, la seconda capitale dell’Impero romano. Una città fiorente di cui si leggono le vestigia camminando per le sue vie e nel museo archeologico.


“Abbiamo voluto valorizzare tutte le bellezze - dice Antonietta Riccio, dirigente della Regione Puglia - intorno all’aeroporto di Brindisi: dalla natura, ai siti archeologici e i castelli, fino alla Puglia creativa”.

Dopo Roma, Brindisi era la città più importante dell’Impero, qui terminava la via Appia. Per questo, proprio in età romana, fiorirono sontuose ville addobbate con statue, mosaici e dipinti parietali. Grandi necropoli, rinvenute alla sua periferia, dimostrano quanto fosse ricca e densamente abitata. Per averne un’idea basta visitare il museo archeologico provinciale. Alleati degli Ateniesi, i messapi amavano la lingua e la cultura greca, tanto che nelle loro tombe sono stati ritrovati vasi in stile attico ed erano nemici di Taranto, l’unica colonia spartana nella Magna Grecia. Un vaso in particolare distingue la loro civiltà: la trozzella, che le donne usavano per attingere l’acqua dalle cisterne e con il quale venivano sepolte.


Le vestigia della grande Brindisi romana si leggono anche per le vie delle città con il capitello della colonna romana, conservato nel palazzo Nervegna, cuore culturale della città e i resti dell’antica Brundisium, il cui nome viene da Bronte, che significa cervo le cui corna assomigliano alle due anse naturali del porto di Brindisi che si incuneano nella terra ferma.


Poco lontano c'è Castro, l'antica Castrum Minervae di cui parla Virgilio nel III libro dell’Eneide. La conferma arriva dal ritrovamento, avvenuto quest'estate, della grande statua in pietra della Dea Minerva e alcuni frammenti del tempio. E’ alta un metro e dieci, avvolta nella sua veste a pieghe con grandi seni (fatto inconsueto per una Dea come lei). Non ha testa, né braccia. I frammenti del tempio sono decorati con motivi floreali simili a quelli che adornano i vasi attici nel museo di Brindisi.


Altra meta è Lecce. Alla periferia della città, là dove sorgeva l’antica Rudiae dove nacque il padre della letteratura latina Quinto Ennio, gli archeologi guidati dal professore D’Andria hanno scoperto un grande anfiteatro. Venne donato da una donna ricchissima, Otacilia Secundilla, figlia del senatore Marcio, a Rudiae per i giochi, come si legge nell’epigrafe realizzata per l’inaugurazione dell’Anfiteatro, il quale è stato ricavato da una dolina naturale, di cui sono stati sfruttati i fianchi per ricavarne le gradinate. Arrivava a contenere fino a 8mila persone!


Ma Lecce è nota al mondo soprattutto per il suo barocco, tra palazzi gentilizi e chiese mozzafiato che la rendono unica al mondo.

Tra la Basilica di Santa Croce, palazzo dei Celestini e piazza Duomo è un susseguirsi di facciate e portali ricamati dalle abili mani degli scalpellini.

Nella Chiesa del Duomo possono ammirare tre scuole barocche: la romana (altare decorato in oro), la napoletana e la locale in un tripudio di arte e fantasia come il simbolo di Lecce: la Lupa all’ombra di un albero di leccio.


Per le vie del centro storico si può curiosare tra i giardini segreti chiusi come uno scrigno nei palazzi nobiliari come Palazzo Rollo e tra le botteghe di cartapesta, che producono, presepi, paesaggi salentini e ballerine di pizzica.

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