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Le Madonie, terre mitiche <br/> tra i geoparchi dell'Unesco

Il viaggio

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Il Duomo di Cefalù

22/04/2016 - 22:00

Inserite tra i 120 geoparchi del mondo riconosciuti dall’Unesco, le Madonie hanno molto da offrire ad un turista attento e curioso in termini di natura, cultura e percorsi religiosi.


Questa parte di Sicilia, poco conosciuta, è un territorio capace di sedurre. Le Madonie sono splendide campagne e luminose spiagge, catene montuose che cambiano colore ad ogni ora del giorno e suggestive scogliere. Siamo nella Magna Grecia: la terra del mito che regala ancor oggi a chi la visita più di 2000 anni di storia.


“L’Unesco – afferma Angelo Pizzuto, presidente dell’Ente Parco delle Madonie – da oltre 12 anni ha monitorato l’intera area, puntando non solo sulle caratteristiche geologiche ma anche sugli aspetti culturali e paesaggistici”. Nel parco si sono oltre 40 siti che custodiscono importanti testimonianze. Si tratta di un percorso straordinario che comprende luoghi meta di turisti escursionisti come Pizzo di Carbonara, dopo l’Etna la più alta cima della Sicilia, le Gole di Tiberio, l’Anfiteatro della Quacella.
Ma tra i siti geopark, il più famoso è la Rocca di Cefalù che sovrasta la Cattedrale ruggeriana, con i suoi mosaici che, nel luglio dello scorso anno, sono stati riconosciuti dall’Unesco patrimonio dell’Umanità. Una visita alla cittadina è destinata a lasciare suggestioni ed emozioni forti. Il centro storico perfettamente conservato, con i nobili palazzi in stile barocco e molte testimonianza del periodo normanno tra cui il lavatoio e la chiesa di San Giorgio, è lambito dalle acque cristalline del mare.


Il monumento simbolo di Cefalù è il Duomo con annesso l’elegante chiostro, realizzato con colonne binate sormontate da capitelli figurati. La leggenda vuole che la costruzione della Cattedrale sia iniziata nel 1131 a seguito del voto fatto al Santissimo Salvatore da Ruggero II, scampato ad una tempesta ed approdato sulle spiagge di Cefalù. In realtà la vera motivazione è più di natura politico-militare, dato la sua possente mole che la rendono molto simile ad una fortezza.


Nell’arte e nella storia delle Madonie c’è ancora tutto il mistero del rinnovarsi di antichi riti. A Pollina, esattamente come si faceva duemila anni fa, s’intacca il frassino (specie che cresce solo qui) per fare stillare la “manna”, termine biblico legato a Mosè e all’esodo degli Ebrei in fuga dall’Egitto. Il “miele rugiada” era conosciuto e utilizzato dai medici greci e romani e arabi per le proprietà benefiche: dolcificante naturale che svolge un’azione regolatrice intestinale ma anche depurativa, rinfrescante, espettorante, fluidificante e diuretica. Pollina e Castelbuono sono i soli posti al mondo dove ancora oggi si conserva la conoscenza e la tecnica per estrarre il prezioso nettare. Per capirla basta visitare il museo di Pollina.


Da non perdere a Castelbuono la visita all’imponente castello trecentesco dei Ventimiglia, con la cappella, opera dei Serpotta, dedicata a Sant’Anna. Il 25 luglio, giorno dedicato alla santa, si svolge una delle più pittoresche processioni delle confraternite: il teschio della santa è portato in corteo lungo le vie del centro. L’area protetta delle Madonie cela non poche sorprese per gli appassionati naturalisti. Pochi conoscono le Gole di Tiberio, nel territorio di San Mauro Castelverde, che custodisce resti fossili di ammoniti risalenti a circa 400 milioni di anni fa.

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