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La bellezza coloniale di Cuba

Il viaggio

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07/10/2016 - 12:34

di Donato Sinigaglia

Per chi non ha mai visto Cuba, è questo il momento di conoscerla. Prima che la fine dell’embargo e l’arrivo massiccio dei dollari americani trasformi la splendida isola caraibica.
E’ un’occasione da non perdere per visitare i monumenti, capire la storia e l’arte celati nelle stupende città coloniali. Per secoli i porti cubani hanno costituito un punto obbligato di attracco per i galeoni spagnoli nel loro frenetico andirivieni tra la madrepatria ed i possedimenti nel nuovo mondo. Oggi le massicce fortezze di epoca rinascimentale, le tipiche case-negozio settecentesche, le chiese e i conventi con archi polilobati tipici del barocco cubano, i palazzi e le ville della borghesia criolla ottocentesca, l’eclettismo e il modernismo esterofilo del Novecento fino alla severa, ma funzionale, architettura della rivoluzione socialista raccontano la storia di questa isola. Sono molte le località da non perdere per scoprire l’anima più autentica di Cuba. Prima tappa è L’Avana, prediletta dal turismo per la frenetica vita mondana, conserva il migliore patrimonio di architettura coloniale spagnola in America. Fondata nel 1515 e capitale dal 1899, presenta un vasto e colorato centro storico, alle spalle del porto, protetto dall’Unesco. Molte delle imponenti fortezze e degli eleganti edifici barocchi del 6-700 sono in corso di restauro. Cinfuegos, da antico covo di pirati è stata trasformata in città nel 1819 dai coloni francesi fuggiti da Haiti. Tutti i monumenti principali, compreso il teatro dove cantò Caruso, gravitano attorno alla piazza e al parco centrale. Un vero gioiello barocco è Trinidad, prima città coloniale ad essere restaurata. Passeggiando nel centro si notano le influenze andaluse: strade lastricate, patios fioriti, fontane e balconcini in ferro battuto. Camaguey, fondata nel 1514, è il capoluogo delle coltivazioni di canna da zucchero e dell’allevamento di bestiame, un po’ il Far West cubano. Dopo una giornata balneare sulla spiaggia di sabbia bianca di Guardalavaca, si riparte per Baracoa, prima capitale costruita nel 1511 sui resti dell’insediamento originale di Colombo, formata da imponenti fortezze per difendersi dagli attacchi dei corsari e da edifici in legno dall’originale architettura coloniale-caribegna. Si prosegue per Santiago, seconda città cubana e capitale culturale, la più caraibica dell’isola. Una sosta la merita Bayamo, fondata nel 1513 è la culla dell’indipendenza cubana. Da qui nel 1953, partirono i barbudos rivoluzionari di Fidel Castro e di Che Guevara per liberare con le armi l’isola dal corrotto regime militare di Batista, istaurandovi però un regime marxista unico nel continente. Si può discutere molto se la rivoluzione, con tutte le sue implicazioni interne ed internazionali, sia stata un bene oppure un male per i cubani. Molti parametri sociali e sanitari, impensabili in tutta l’America latina, propenderebbero per la prima ipotesi, mentre i prigionieri politici e i milioni di esuli voterebbero per la seconda a causa dell’assoluta mancanza di libertà, prima ancora che dei beni materiali. Forse, come sempre, la verità sta in mezzo, un po’ di qua e un po’ di là. Ma una cosa è certa: chi vuole conoscere la Cuba di Fidel, un paese in bilico tra le possibilità di mutamenti e la gelosa salvaguardia delle proprie tradizioni, deve affrettarsi: questa situazione di stallo non durerà ancora a lungo dopo la normalizzazione dei rapporti con gli Stati Uniti. Un tour di 16 giorni alla scoperta di Cuba è proposto da Apatam Viaggi (www.apatam.it).

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