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Carnevale balcanico

Il viaggio

71883

17/02/2017 - 13:22

Fiume (oggi Rijeka), l’antico capoluogo dell’Istria italiana affacciata sul golfo del Quarnaro nel nord della Croazia, ha il primato di ospitare il Carnevale più antico dell’intera regione balcanica, dalla storia alquanto curiosa.



Già nel 1449, un decreto del Consiglio cittadino vietava l’uso delle maschere, probabilmente per ragioni politiche. Il fascino del carnevale - nel rispetto dell’impegnativo motto “Crepar, ma mai molar” - deve aver avuto il sopravvento, se nel 1800 la città istriana era già famosa per il suo Carnevale, influenzato da quello veneziano e da quello viennese, frequentato dalla nobiltà asburgica, ma anche dai contadini e dai pescatori dalmati, che con le loro maschere orripilanti cercavano di scacciare i geni del male e di aprire le porte all’incombente primavera.



In seguito le vicende tragiche della storia si portarono via l’allegria, che ritornò soltanto nel febbraio del 1982, quando tre sparuti gruppi di maschere sfilarono per il corso.
Oggi le due maggiori manifestazioni, la sfilata dei bambini di domani, e quella internazionale degli adulti di domenica 26 - entrambe a mezzogiorno - vedono coinvolti un centinaio di gruppi, anche di provenienza straniera, con non meno di 8mila persone, acclamate ogni anno da oltre 150mila spettatori.



Non a caso è stato riconosciuto come uno dei 500 eventi più importanti d’Europa. Durante il carnevale, che a Fiume chiamano la quinta stagione dell’anno, in quanto tutte le norme e i valori sociali mutano e le modalità carnevalesche assumono la dignità di stili di vita, le porte della città sono chiuse a ogni pensiero triste e serioso, mentre si spalancano ai colori e alla spensieratezza. Un’infinità di maschere, per giorni e giorni, porta il buonumore per le vie della città quarnerina.



Tra le principali manifestazioni meritano attenzione il “rogo del Pust” (un fantoccio di paglia accusato di essere colpevole di ogni male, bruciato alla fine del carnevale dopo un processo sommario a sentenza scontata), la grande festa del Pigiama, la maratona delle maschere e il rally automobilistico in maschera Pariz-Bakar, su un percorso da vertigine.



Pur non essendo una meta prettamente turistica Fiume-Rijeka, già porto franco dell’impero asburgico fin dal 1719, oggi primo porto commerciale e terza città della Croazia, ha mantenuto la sua impronta mitteleuropea con maestosi palazzi ottocenteschi, sedi delle grandi compagnie marittime, lungo il Korzo e la Riva, gli ampi viali della città vecchia pieni di bar, ristoranti, negozi e locali.



Meritano una visita la quattrocentesca Torre civica, il trecentesco Municipio ricavato da un ex convento, l’Arco romano antica porta della Tersatica latina, la cattedrale barocca di San Vito, patrono della città, il castello di Tersatto costruito su una fortificazione romana, il Museo marittimo e alcune chiese.



Fiume non dispone di tanti alberghi, e nel periodo del Carnevale si rischia facilmente di non trovare posto. Conviene allora puntare su una località turistica vicina lungo la costa, come ad esempio Opatija-Abbazia (77 chilometri da Trieste), villaggio situato proprio di fronte a Fiume ma dall’altra parte del golfo, distante 13 chilometri, che prende il nome da un’antica abbazia benedettina trecentesca.

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