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La "città che muore", il borgo arroccato su un mare di tufo

Cartoline dallo Stivale

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VITERBO – Assomiglia a un’isola in balia del mare in tempesta, ma le onde sono immobili creste di tufo che si innalzano nell’entroterra laziale.



A Civita di Bagnoregio, il piccolo borgo medievale arroccato sulla cima di un colle, il tempo sembra essersi fermato. Nessuna auto circola per le strette stradine del centro e il paese è collegato al resto del mondo grazie a un lungo ed esile viadotto in cemento su cui si inerpicano i visitatori desiderosi di esplorare un luogo avvolto da un silenzio maestoso.



La sensazione è di entrare in una città-museo, che cerca di conservare l’antico splendore, ma su cui incombe la minaccia della scomparsa. Le rupi argillose, infatti pian piano saranno erose dalle piogge e dal corso dei fiumi, come è già successo in passato, causando crolli ad alcune parti del borgo e contribuendo al suo spopolamento.



Proprio per questo Civita è famosa come la “città che muore”, anche se ultimamente il flusso di turisti ha riportato una certa vitalità in questo angolo d’Italia che il tempo sembra non poter scalfire.


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