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Clandestini, il vero business sta nelle mancate espulsioni

Il sindaco di Rovigo: "Paga il popolo"

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Un gruppo di profughi appena giunto in Italia

Pensavate che le spese si riducessero ai "famosi" 35 euro al giorno? Sbagliato. Dietro le pratiche di espulsione si nasconde un affare che solo in Polesine, ad oggi, potrebbe toccare gli 800mila euro...
Si fa presto a dire “espulsioni”.

Succede con chi delinque, come nel caso di Igor il russo, che ha continuato a commettere reati fra Emilia e Polesine, fino a diventare l’uomo più ricercato d’Italia per l’omicidio del barista di Budrio. E questo nonostante due decreti di espulsione sulle spalle. “La Russia non l’ha riconosciuto come suo cittadino”, è la spiegazione.

Figurarsi... E succede ogni giorno con le decine di richiedenti asilo a cui viene rifiutato lo status di profughi. Ma non è che tutto finisce qui. Il sedicente profugo, a questo punto, ha infatti diritto a presentare appello.

Già, ma dove vuoi che prenda i soldi...

Le coop gli preparano il ricorso (continuando così ad incassare i 35 euro al giorno) e ci sono avvocati che si prestano ben volentieri per il gratuito patrocinio. Che spesso, poi, gratuito non è.

>Se pensavate che i 35 euro al giorno fossero il problema, vi sbagliavate. Il business delle domande di asilo e dei ricorsi potrebbe costare, in Polesine e per i 700 profughi presenti ad oggi, fino a 800mila euro.

“Di questo sistema deviato - commenta il sindaco Massimo Bergamin - parlano in pochi, perché conviene a troppi: coop e avvocati in primis. E chi paga? Lo Stato, quindi il popolo”.

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