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Porto Tolle

La lunga parabola del commendatore

Dal sociale a Bancadria, dalle Fiamme gialle allo sport, ma sempre con Scardovari nel cuore

La lunga parabola del commendatore

“Che si vinca o che si perda cambia poco. Certo, è sempre meglio vincere, ma intanto abbiamo ottenuto un grande risultato, perché nello sport è come nella vita: l’importante è avere dato tutto”.

E’ un personaggio, Raffaele Riondino: già sottufficiale della Guardia di finanza (congedato con la “Croce d’argento”), poi imprenditore del settore tessile (con un’azienda che raggiunse gli 80 dipendenti), impegnato nel sociale, e poi vicepresidente vicario di Bancadria.

Ma quando lo incontri, un incontro rinviato da tempo ma che prima o poi si doveva fare, lui vuole parlare di calcio. Il calcio è la sua grande passione. E dalla borsa tira fuori un curriculum da fare invidia a ben altri personaggi del mondo del pallone. Ma sempre e solo con un legame, quello per il suo Scardovari che oggi si gioca la Promozione in una partita da dentro o fuori, di quelle che - a qualsiasi latitudine e in qualsiasi campionato - fanno tremare le vene ai polsi. In campo contro i Pescatori c’è, per la cronaca, il Maserà.

Il “suo” Scardovari, dicevamo. E fa un po’ impressione quando ti racconta che nel Delta ci è arrivato quasi per caso, mandato dalla finanza prima a Goro e poi a Porto Tolle per i soccorsi in occasione della grande alluvione. E da allora lui, pugliese di Margherita di Savoia, dalla sacca non si è più spostato. E ne sono passati di anni... Oh, quanti ne sono passati.  Imprenditore, insignito del titolo di cavaliere, impegnato in prima persona nel tessuto economico del Delta, a diventare uomo di banca il passo è breve.

Poi c’è il calcio e ci sono i suoi Pescatori: prima presidente, poi direttore sportivo, poi di nuovo presidente, e vicepresidente... Quando qualcuno si fa avanti per guidare la squadra lui si ritaglia un ruolo di campo. Ma quando serve, è sempre lui a ritornare sulla prua di comando. Da 47 anni. Sì, avete letto bene: 47 anni di fedeltà agli stessi colori. Roba grossa, che meriterebbe un libro, non un semplice articolo.

E poi ci sono i premi. Quelli del Panathlon; quelli ufficiali ricevuti per la sua attività sportiva come la “Stella al merito sportivo” del Coni; quelli di cui è stato insignito nella sua Puglia, quando gli hanno consegnato la Margherita d’oro, riservata dalla comunità di Margherita di Savoia a chi si è distinto fuori dal proprio paese.Fino agli ultimi, compreso quello a cui tiene di più. Perché i premi, come i figli, sono tutti belli. Quelli che arrivano dalla propria terra sono impagabili. Ma ce n’è sempre uno preferito.

A Roma, nella basilica paleocristiana di San Crisostomo (e parliamo di una delle chiese più belle e suggestive della capitale), Raffaele Riondino è stato insignito del titolo di Commendatore dell’Ordine capitolare ereditario dei Cavalieri della Rosa Scarlatta.

Che detta così sembra una cosa complicata. E invece in quel titolo si legge il filo della tradizione, visto che l’Ordine della rosa scarlatta risale addirittura al 1150. Detto per inciso, Riondino è il secondo a livello Veneto a ricevere questa onorificenza nobiliare. Ma è della motivazione che il cavalier Riondino va particolarmente orgoglioso: si parla dell’impegno per Porto Tolle, per la sua gente e le sue attività produttive al cui sviluppo ha senza dubbio contribuito in maniera decisiva. Ma anche di quello per lo sport e dell’aiuto ai giovani che si vogliono avvicinare al calcio.

Che forse non è sport nobile, ma è bellissimo. A qualsiasi livello e con qualsiasi ruolo lo si frequenti. E il cerchio si chiude.

Domenica, 29 aprile,  il suo Scardovari torna in campo con Maserà per conquistare la Promozione. “Che si vinca o che si perda cambia poco. Certo, è sempre meglio vincere, ma intanto abbiamo ottenuto un grande risultato, perché nello sport è come nella vita: l’importante è avere dato tutto”.

Chapeau.

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