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Il personaggio

Uno sprint che batte il male

Il badiese Federico Grandesso ha affrontato in bicicletta la battaglia contro il tumore

Come vincere la malattia in sella ad una bicicletta. E’ quello che è successo a Federico Grandesso, classe 1968, originario di Dolo, in provincia di Venezia ma trasferito a Badia Polesine.
Un uomo a cui un giorno è crollato il mondo addosso, dopo essersi malato di cancro. “Il signor cancro, come lo chiamo io - racconta Federico - ha cominciato a minare il mio corpo nel 2001. Prima in silenzio, come un abile e astuto terrorista. Poi, dopo un anno, si è fatto sentire rumorosamente e di colpo la strada che hai davanti frana”.
“Stanno tutti con te - continua Federico - ti accorgi che hai vicino tua moglie, i tuoi figli, la mamma, il papà, tuo fratello, gli amici, i parenti, i tuoi colleghi, il tuo capo e buona parte del tuo paese. Ma hai subito la sensazione di essere solo. La verità è che molti si mettono da parte. In fondo la vita continua a correre e non può certo fermarsi con te e per te. La nostra società è fatta per chi sta bene. Come me fino a poco tempo fa”.
La malattia spalanca le porte a quello che può essere definito un vero e proprio mondo parallelo, con tutte le sue figure: “Altri spuntano al tuo fianco e ti aiutano a lottare - precisa Federico - medici e infermieri, che combattono la tua guerra”.
Dopo diversi cicli di chemioterapia, Federico incontra la dottoressa Carmen Barile che durante un colloquio gli pronuncia la parola: “Pedala!”. Un modo per esortarlo nel continuare la sua lotta.
Ma lui l’ha presa alla lettera, e dopo un periodo iniziale di allenamento in camera sulla cyclette, Federico ha deciso di salire in sella alla bicicletta e cominciare davvero a pedalare.
E Federico oggi ce l’ha fatta: da allora sono passati 15 lunghissimi anni e lui è qui che fa conoscere la sua storia, che dà speranza alle persone, che ricorda quelli che purtroppo non ce l’hanno fatta ma che dimostra anche che non bisogna mollare. Insomma, si può cadere - certo - e la strada può essere dura e sicuramente non tutti ne usciranno vincitori ma non bisogna abbattersi.
Proprio per questa ragione ha deciso di scrivere un libro dal titolo “A ruota libera. 30mila chilometri con il cancro alle spalle”.
“Quando si è piccoli - spiega Federico - molti tengono un diario, un modo per ricordare cose belle ma anche brutte. Si scrive per aiutare la memoria a non distorcere la realtà dei fatti che ci succedono, si scrive per noi innanzitutto ma forse perché si vorrebbe che qualcuno leggesse o meglio sapesse. Io ho scritto per me, per capire cosa mi era successo ma soprattutto per capire come avevo reagito e perché. Poi ho capito che forse avevo qualcosa da dire a chi come me stava lottando e a chi ci sta vicini. Volevo dire che anche se ci si trova con le spalle al muro devi provarle tutte”.
Federico, quando ne ha la possibilità, cerca di promuovere il suo libro su tutto il territorio, in un modo insolito: lo fa pedalando su una bicicletta. Ora Federico, con la dottoressa Carmen Barile e il dottor Emiliano Toso, ha inizia una nuova avventura con il suo secondo libro “L’incontro. Noi e lui nell’oceano del grande male”.
Federico ha un sogno? Certo: portare la sua storia e il suo messaggio in giro per l’Italia. Perché “c’è bisogno di fare squadra per vincere. Se qualcuno ha idee si faccia avanti”, conclude Federico che fa anche sapere di essere alla ricerca di sponsor per la ristampa del suo libro.

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