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Rifiuti illeciti, indagini chiuse per 34

Avvisi di garanzia per i 34 indagati per lo spandimento illecito di rifiuti pericolosi. Si avvia verso la conclusione l’inchiesta veneziana, con il patteggiamento dei vertici

Rifiuti illeciti, indagini chiuse per 34

La Dda di Venezia ha definitivamente chiuso le indagini a carico di 34 persone per la presunta attività di spandimento di fanghi da depurazione che Coimpo e Agribiofert avrebbero effettuato sui terreni agricoli senza i necessari trattamenti. L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato alle trenta persone, oltre ai vertici di Coimpo e Agribiofert (che hanno chiesto di patteggiare), che a vario titolo sono stati indagati per la partecipazione come proprietari terrieri, come terzisti o come trasportatori all’attività di spandimento di rifiuti pericolosi. Per tutti si tratta di ipotesi di reato più lievi, per le quali sarebbero già partiti i decreti penali con l’oblazione.

Per gli altri sei che - come noto - hanno anche subito misure cautelari è avviata la richiesta di patteggiamento presentata dai difensori e accolta dal pm che la porterà in aula all’attenzione del giudice quando, alla prossima udienza, si entrerà nel vivo della decisione.

Per Gianni Pagnin e Mauro Luise, accusa e difesa hanno concordato una pena a 16 mesi di reclusione, per Alessia Pagnin, Glenda Luise e Mario Crepaldi meno di un anno, mentre per Rossano Stocco si parla di una pena inferiore ai 16 mesi. Per tutte le pene ci sarebbe la condizionale. Anche perché nel frattempo per tutti gli imputati è venuta meno l’accusa di associazione a delinquere. Non solo.

Il giudice a questo punto, se i documenti che ha richiesto non lo porteranno su un’altra strada, potrebbe esprimersi già il prossimo 30 maggio.

Un altro filone d’indagine, sempre relativo alla Coimpo, quello cioè relativo ai reati della pubblica amministrazione, per i quali la stessa Dda ha rinviato le carte alla procura di Rovigo chiedendo di indagare, è ancora in corso. Il sostituto procuratore Sabrina Duò ha chiesto una proroga delle indagini, avviate mesi fa.

Tutte queste inchieste sono “figlie” dell’inchiesta scaturita dopo la morte di 4 operai nel 2014 e riguarda lo smaltimento dei rifiuti entrati nello stabilimento di Ca’ Emo dopo quella data. Uno smaltimento che, secondo l’inchiesta della Dda di Venezia, aveva portato gli imputati ad utilizzare - invece di procedere ad un regolare trattamento - tutta una serie di terreni presi in affitto nella zona di Adria e di Pettorazza.

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