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IMMIGRAZIONE

Meno profughi, cala il business

A Porto Viro il Delta Park ha chiuso le porte ai richiedenti asilo. Tutti diminuiscono i costi

Meno profughi, cala il business

Delta Park, a Porto Viro, ha chiuso le porte ai richiedenti asilo; Arci Solidarietà, che gestiva tre appartamenti a Rovigo, ora ha ridotto i costi, sospendendone uno. Sprangata anche la struttura di Villanova del Ghebbo, gestita dalla cooperativa Baobab, che accoglieva solo donne. Stessa cosa per l’ostello di Arquà e le altre strutture coordinate dalla cooperativa Porto Alegre, così anche per La Piccola Venezia di Loreo e il centro accoglienza di Cavanella Po, in capo alla cooperativa Edeco, le due più grandi che hanno fatto dell’accoglienza un business in Polesine.

No profughi, no soldi: con 490 richiedenti asilo in provincia di Rovigo il giro d’affari legato all’accoglienza va in sofferenza. Anche se per la maggior parte delle cooperative e associazioni che hanno avuto accesso al bando della prefettura da 800 posti, in realtà non si tratta di vere e proprie ristrutturazioni.

Al momento i profughi ospitati nei centri fra Adige e Po sono 490, un numero che si è sensibilmente ridimensionato rispetto ai quasi 700 di alcuni mesi fa. Poi la riduzione degli sbarchi in Italia e la partenza di parecchi migranti verso altre destinazioni europee ha ridimensionato l’insieme di quelli accolti in provincia di Rovigo.

Per quel che riguarda la ridistribuzione dei richiedenti asilo nei vari Comuni, gli ultimi due ad aver visto l’arrivo di piccoli gruppi di immigrati sono stati Canaro e Bagnolo di Po.

Una decina di giorni fa l’arrivo dei primi migranti dell’era Salvini. Dieci in tutto sono arrivati in Polesine. Pochi per sostenere le strutture che in questi anni si sono create.

Lo confema Don Giorgio, rettore della comunità di Villaregia: “Sono calati anche per noi, anche se di pochissime unità - dice - Anche rispetto a un mese fa. Per noi i collaboratori son sempre gli stessi, ne abbiamo uno, che ovviamente speriamo di tenere con noi. In Villaregia ospitavamo nove persone ora sono sette, otto, non cambia molto. Però dobbiamo calcolare bene i costi, quello sì. E’ vero che qualcuno ci ha speculato in questa vicenda, ma è anche vero che molti giovani hanno trovato lavoro”.

Anche la cooperativa sociale “Di tutti i colori”, avverte il generale ridimensionamento del business. La presidente Francesca De Luca però precisa: “Noi non ci siamo mai ampliati molto, anzi nell’ultimo anno, contrariamente a molte cooperative che si sono espanse, nell’ultimo anno e mezzo abbiamo deciso di ridurre e calare le unità”. In questo momento la cooperativa accoglie circa 40 richiedenti asilo a Rovigo con il bando della prefettura e circa 10 profughi con il progetto Sprar.

Arci Solidarietà ha chiuso uno dei tre appartamenti che gestiva a Rovigo, proprio per ridurre i costi. Quello di viale Trieste, una volta dedicato all’accoglienza, ora è vuoto. “Nell’ultimo bando ci hanno affidato 18 unità, ma non abbiamo mai avuto grandi numeri - racconta Donata Tamburini - Tutti hanno meno giro di persone e quindi hanno ridotto il volume da quando sono calati gli arrivi. Questo significa anche meno collaboratori. Nel frattempo molti sono andati via e hanno ottenuto il permesso di soggiorno. Noi non abbiamo fatto tagli”.

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