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Badia Polesine

Arsenale in una falegnameria, al via il processo

Imputato un 64enne finito in un’indagine della Dda di Venezia

Arsenale in una falegnameria, al via il processo

E’ partito ieri nelle aule del Tribunale di Rovigo il processo a carico di un 64enne originario di Masi che, secondo l’accusa, all’interno della sua falegnameria di Badia Polesine custodiva un vero e proprio arsenale da guerra: bombe a mano, Kalashnikov e tritolo, senza contare le “mattonelle” di cocaina. Materiale e stupefacente che, secondo le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Venezia, era collegato all'associazione a delinquere conosciuta come la “Nuova Mala del Brenta”. Forti le accuse per il Poleseno, che era stato rinviato a giudizio dal gip Pietro Mondaini. L'organizzazione su cui aveva indagato la Dda di Venezia era composta da 30 persone e finalizzata allo spaccio di stupefacenti.

L’uomo però, difeso dall'avvocato Stefano Fratucello di Montagnana, ha sempre sostenuto che del contenuto della cassa con dentro le armi, così come di tutto il resto, non sapeva nulla.

La merce sarebbe stata portata lì da alcuni esponenti dell’organizzazione per i quali l’uomo, in buona fede, avrebbe svolto lavori di falegnameria, consentendogli talvolta di appoggiarsi nell’attività per alcune lavorazioni. Nel corso dell’udienza partita ieri mattina è stato ascoltato anche un teste, che ha spiegato ai giudici da dove partirono le prime indagini e come, lentamente, attraverso delle intercettazioni, spuntò il nome del Polesano.

Al termine dell’escussione del teste, l’udienza è stata poi rinviata.

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