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Mobilità

Le carcasse fucsia del bike sharing

Il progetto è naufragato, e le biciclette restano ad arrugginire nelle rastrelliere. Molte sono state rubate, le ultime riposano nel parcheggio e vengono usate per i pezzi di ricambio.

Le carcasse fucsia del bike sharing

Il cimitero delle biciclette. Il viale del tramonto di quello che era il progetto del bike sharing cittadino conduce dritto dritto al parcheggio multipiano. E’ qui che riposano - è proprio il caso di dirlo - gli ultimi esemplari delle 16 biciclette fucsia, destinate alla condivisione.

Ma che, di fatto, a Rovigo non sono mai state usate, o quasi. A poco più di dieci anni di distanza, quel progetto è naufragato. E le biciclette residue restano ad arrugginire nelle loro rastrelliere, senza che nessuno le utilizzi più. Campanelli e manubri, ormai, dopo tanti anni di esposizione a pioggia, vento ed umidità, sono ormai ossidati. Ad aumentare la sensazione di degrado, una catasta di cassette di plastica blu e nere ammucchiate proprio di fianco alle biciclette.

Ma lì, subito fuori dal parcheggio multipiano adiacente a piazzale Di Vittorio, non ci sono soltanto le bici del bike sharing. Anche altre due ruote sono da tempo abbandonate a loro stesse. Spesso depredate di questo o quel pezzo: selle, ruote e pedali gli oggetti più depredati. Con il risultato che le rastrelliere sembrano ormai un grande deposito delle biciclette che furono. O, se preferite, un piccolo museo degli orrori.

Ma è il fallimento del bike sharing, e il progressivo abbandono delle bici (o almeno, di quelle che non sono state rubate) a fare più male. Il progetto è partito a cavallo tra 2007 e 2008, voluto dall’amministrazione Merchiori, con Raffaela Salmaso assessore alla mobilità. Le bici “pubbliche” furono pagate con finanziamenti regionali: la spesa non andò insomma a gravare sul bilancio comunale e dunque sulle tasche dei rodigini.

Il problema del bike sharing è stato, probabilmente, il suo funzionamento, abbastanza macchinoso. Per poter prendere una bici in prestito bisognava infatti prima recarsi nell’ufficio dedicato del settore mobilità e trasporti del comune dove l’interessato doveva lasciare i propri dati personali e una cauzione di 10 euro per ritirare la chiave necessaria per sbloccare il mezzo in una delle quattro postazione dislocate nei centri nevralgici della città: multipiano, stazione ferroviaria, via Laurenti e piazza d’Armi.

Insomma, i troppi passaggi hanno tenuto lontano i rodigini dal servizio. Del resto, a Rovigo in quattro passi si arriva dappertutto, o quasi. E sicuramente in un tempo molto più contenuto rispetto a dover avere a che fare con sportelli, moduli e domande. Anche per questo, il progetto è naufragato. E a ricordarlo restano soltanto biciclette abbandonate a loro stesse.

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