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Il caso

“Non voglio il processo pubblico”: Igor parla in udienza preliminare

Il killer davanti al gup: rinvio al 28 novembre. Norbert Feher era collegato in videoconferenza dal carcere di Saragozzala difesa ha chiesto il rito abbreviato condizionato ad una perizia psichiatrica.

“Non voglio il processo pubblico”: Igor parla in udienza preliminare

Igor Norbert Feher

31/10/2018 - 20:04

“Non voglio un processo pubblico”. Questa è una delle poche frasi pronunciate da Igor nell’udienza preliminare di ieri a Bologna. Il serbo, il cui nome è Norbert Feher, ha dato brevi risposte, in italiano, ad alcune domande, collegato in video dal carcere di Saragozza. Gli è stato chiesto, tra l’altro, se acconsentiva alla presenza dei giornalisti. La difesa ha domandato il rito abbreviato condizionato ad una perizia psichiatrica. Il gup ha rinviato al 28 novembre per acquisire le perizie spagnole.

L’udienza è stata abbastanza veloce, con i difensori di Igor che hanno prodotto le proprie consulenze. Si sono costituiti parte civile i familiari del barista di Budrio, Davide Fabbri, e della guardia volontaria Valerio Verri, oltre a Legambiente Ferrara, di cui Verri faceva parte.

All’imputato sono state fatte alcune domande tecniche, come quella sulla presenza o meno della stampa, a cui ha risposto con semplici affermazioni e negazioni e poi ha interloquito privatamente con il difensore. All’imputato il pm Marco Forte, oltre agli omicidi, contesta anche rapine e detenzione di armi, per 11 imputazioni complessive, per il periodo tra il 30 marzo e l’8 aprile 2017. Igor poi, dopo una latitanza di otto mesi, fu arrestato ad Aragona a dicembre, ma prima aveva ucciso altre tre persone in Spagna, tra cui due agenti della Guardia Civil, e aveva tentato di assassinarne altre due.

A dicembre dello scorso anno, dopo nove mesi di latitanza, Igor era stato catturato, dopo un conflitto a fuoco costato la vita a tre persone. Il killer di Budrio, Norbert Feher, alias Igor Vlacavic, era ricercato in Italia e all’estero per gli omicidi del barista di Budrio, Davide Fabbri, e della guardia ecologica volontaria, Valerio Verri, ma sospettato anche dell’uccisione del metronotte Salvatore Chianese avvenuta nel 2015.

Per molto tempo nemmeno il nome era stato una certezza per gli investigatori che gli hanno dato la caccia per mesi tra le campagne di Bologna e Ferrara su su fino ai confini del Polesine dove aveva iniziato la sua carriera criminale, cercando di mettere insieme brandelli di tracce lasciate tra l’1 e il 7 aprile quando irrompe in una tabaccheria di Riccardina di Budrio, in provincia di Reggio Emilia, e uccide il titolare Davide Fabbri.

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