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Il personaggio

Il sindaco... emigrante del gol!

I ricordi di Pasqualin, che vestì la maglia azzurra: “A 16 anni andai a giocare in Puglia, poi la tournée in Inghilterra con la nazionale”.

Il sindaco... emigrante del gol!

Ennio Pasqualin, primo a sinistra in piedi, con la maglia della Fidelis Andria in Serie D, nel 1964

10/11/2018 - 20:26

Dalla nazionale di calcio alla poltrona di primo cittadino. Stiamo parlando di Ennio Pasqualin, nato ad Ospedaletto Euganeo nel febbraio del 1940, dal 2009 sindaco del comune di Frassinelle Polesine, dopo aver fatto altri due mandati negli anni ’80, ma che in passato si è guadagnato posizioni importanti anche nel mondo del calcio.

Dopo aver iniziato a dare i primi calci al pallone nelle giovanili del Polesella, venne infatti notato da qualche osservatore di passaggio che lo portò a Ferrara, dove il giovane Ennio indossò la maglietta biancazzurra dei giovani campioncini della Spal.

“Uno dei miei allenatori era andato ad allenare una squadra in Puglia e dopo qualche mese mi volle con lui - racconta lo stesso Pasqualin - senza pensarci troppo partii e all’età di 16 anni mi ritrovai a giocare con il Trani, poi con il Lecce e infine con la Fidelis Andria, con cui disputai il campionato di Serie D. Non so bene per quale ragione, ma nel 1963 mi è arrivata la convocazione per la selezione della Rappresentativa nazionale Dilettanti”.

Ed è stato così che il giovane Pasqualin entrò nella rosa della rappresentativa azzurra che avrebbe poi partecipato, in Inghilterra, al torneo organizzato per commemorare i cento anni dalla nascita della Football League britannica. Ma c’è un episodio che Pasqualin ricorda con grande nostalgia e che da un po’ il senso di quanto i tempi e il calcio siano profondamente cambiati.

“Quando siamo rientrati dall’Inghilterra feci vedere ai miei famigliari la maglia azzurra con la quale avevo giocato. Quando scaduto il contratto sono ritornato a casa ho visto uno dei miei 8 fratelli, che lavorava in campagna, che seduto sul trattore indossava la maglia azzurra alla quale era stato staccato il mio numero 10. Chiesi subito spiegazioni a mia madre che mi rispose che aveva scucito lei il numero 10, perché solo i matti avevano il numero attaccato alla maglia. E poi, visto che era di lana e in fondo a me non sarebbe servita, era più utile a mio fratello che lavorava fuori al freddo. Altri tempi”.

L'intervista completa sulla Voce in edicola domenica 11 novembre.

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