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Bimbatti: “Che capoluogo è senza musica?”

Il vicesindaco fa un appello al "buonsenso". Il titolare del San Marco: “Qualcuno sfora con i decibel, ma l’importante è che la gente esca da casa”

Bimbatti: “Che capoluogo è senza musica?”

13/11/2018 - 19:11

“Magari ci fosse qualche evento in più durante la settimana in centro e in corso del Popolo a Rovigo”. A parlare è il vicesindaco, assessore all’Ambiente e strenuo difensore della movida in città Andrea Bimbatti, che - sia chiaro - è per il rispetto delle regole, ma anche per una città viva e non distesa a letto.

“La questione è molto semplice - spiega Bimbatti - il venerdì e la domenica si può mettere musica fino alle 22,30, il sabato fino a mezzanotte. Se poi le attività lo chiedono, sono autorizzate dall’ufficio Ambiente a derogare per non più di 15 eventi all’anno. Le regole sono chiare e vanno rispettate. I locali possono proseguire con la musica dentro le mura, qualcosa si sentirà anche fuori, ma siamo in una città, vogliamo fare il capoluogo, non possiamo infastidirci se c’è musica. Bisogna abituarsi a una sana e civile convivenza”.

“E’ vero - prosegue il vicesindaco - che qualche locale deborda e va punito, ma finché non avremo il terzo turno è la questura o i carabinieri che devono intervenire. E questo dispiace, perché vengono distolti da compiti ben più importanti, che sanzionare un locale. Per questo chiedo anche il rispetto delle regole”.

Certo è che chiedere di mettere il silenziatore alla movida, come a più riprese qualcuno chiede di fare nel capoluogo polesano, è un paradosso. In realtà il corso con la sua ampissima camminata è deserto durante la maggior parte della settimana. Nebbioso in inverno, non invita nemmeno a una passeggiata per raggiungere casa passando dal centro.

Chi come Andrea Sfriso, del caffé San Marco, storico gestore di locali in città, con i giovani ha a che fare ogni sera lo sa. Bisogna attirarli. “Alcune volte, è vero, qualcuno esagera con lo stereo, io cerco sempre di trovare un compromesso. Conosco tutti quelli che abitano attorno al mio locale e chiedo sempre se posso e se do fastidio e mi regolo di conseguenza”.

E continua: “D’altronde anche io ho una famiglia e capisco le esigenze di riposo e di quiete. Bisogna però andare incontro anche a chi in centro lavora. Non posso spegnere tutto”.

C’è una fetta di capoluogo, invece, che rema contro questa onda giovane che porta rumore, forse, ma anche gioventù in centro, movimento ed economia”.

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