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POLO NATATORIO

“La colpa è di dirigenti e uffici”

“I dipendenti comunali non hanno vigilato e controllato. La surroga fu positiva. Serve nuova inchiesta”

“La colpa è di dirigenti e uffici”

01/12/2018 - 19:12

 “Il caso Baldetti è in gran parte responsabilità dei dirigenti e dei dipendenti del Comune”. Questa in estrema sintesi la ricostruzione del caso polo natatorio, con annesse controversie legali e milioni di euro in ballo, da parte di Paolo Avezzù, Luigi Paulon e Nello Piscopo.

Che hanno anche sollecitato una nuova commissione consiliare d’inchiesta per fare chiarezza su colpe e inefficienze che hanno portato il Comune a mettere nel fondo rischi quasi 7 milioni di euro, e che lo vedono ancora impegnato in una trattativa con Unipol per evitare un decreto ingiuntivo di oltre 6 milioni e nella causa giudiziaria del lodo Baldetti con la fallita Veneto nuoto. Insomma per il presidente del consiglio, Avezzù, l’assessore Paulon e l’esponente di Fi Piscopo, che all’epoca della stipula del project erano nella giunta guidata dallo stesso Avezzù, il loro operato, compresa la famosa clausola del subentro, è esente da colpe. “Non dipende dagli organi politici - hanno detto - il controllo di procedure e pratiche. Ci sono responsabilità di chi ha omesso di vigilare sull’andamento del project financing e che non hanno segnalato le varie disfunzioni verificatesi nel corso degli anni”.

Un’autoassoluzione che non scarica del tutto le responsabilità, come avvenuto in altre occasioni, sulle amministrazioni comunali seguenti a quella di Avezzù, che firmò contratti e convenzione per il polo natatorio.

I tre navigati politici, ieri, hanno messo in sequenza fatti e date, a cominciare dal perché, nei primi anni duemila si decise di realizzare un polo natatorio in viale Porta Po: “La vecchia Baldetti - ha detto Avezzù - era piena di problemi, rischiava addirittura di sprofondare. L’area della vecchia piscina Tosi era l’ideale per un polo sportivo. Per questo si decise di utilizzare lo strumento del project financing”. Fino ad arrivare alla clausola del subentro: “Prevista per non far precipitare il Comune in cause di fallimento, una garanzia per Rovigo perché in caso di grosse difficoltà dell’ente realizzatore del project, cioè Veneto nuoto, sarebbe potuto tornare in possesso della piscina. Certo versando le rate eventualmente non pagate. Ma erano previsti meccanismi di vigilanza e controllo. Che invece sono saltati”. La clausola della surroga e la convenzione furono firmate dalla giunta Avezzù, “e poi - ha continuato il presidente del consiglio comunale - portate avanti dalla giunta Merchiori, con tutti gli atti conseguenti. Alla votazione della convenzione per il project aveva votato anche Nadia Romeo, che adesso la disconosce”.

E ancora: “I guai sono cominciati dopo - aggiungono Piscopo, Avezzù e Paulon - il certificato di ultimazione dell’opera è del 24 agosto 2009. Nel project era previsto che a Veneto Nuoto, andasse l’area di viale Porta Adige (per realizzare appartamenti e uffici), ma solo per calcolare l’Iva ci sono voluti oltre due anni. La cessione dell’area è arrivata addirittura il 17 ottobre 2012, con la giunta Piva”. Da qui nella ricostruzione un meccanismo di causa effetto: “Il ritardo ha fatto sì che Veneto nuoto acquisisse l’area con un mercato immobiliare in crisi, di fatto svalutata. Questo ha causato ammanchi economici nella società, anche se il Comune ha sempre versato le rate per la gestione della piscina, che a loro volta hanno innescato l’impossibilità di effettuare regolari pagamenti delle rate a Unipol per il mutuo legato alla realizzazione del polo natatorio”.

Ed è in quest’arco di tempo, secondo i tre politici, che i dirigenti e gli uffici comunali non sarebbero stati all’altezza: “Perché tutto quel tempo per quantificare l’Iva? Perché tutto quel tempo per cedere l’area, cosa sanzionata dal lodo Baldetti? Perché nessuno si è accorto che Veneto Nuoto non versava le rate? E chi ne era al corrente? Chi non ha vigilato? Poi Padova Nuoto è risultata debitrice di Veneto nuoto, con una controversia che ha ulteriormente complicato la situazione. Tutti aspetti che andrebbero indagati in una nuova commissione consiliare d’inchiesta. La prima si era conclusa nel 2013, con le conclusioni portate in procura, ma non ci risulta ci siano stati sviluppi”.

Insomma per Piscopo “responsabilità totale degli uffici”. Mentre Paulon ha sentenziato: “Bene hanno fatto i 17 consiglieri comunali a votare lo stanziamento per il fondo rischi e il via alla proposta di concordato fallimentare. L’avrei fatto pure io”. Non è stato chiarito, però, quando è cominciato il mancato pagamento delle rate a Unipol (di circa 600mila euro l’una) e quando le segnalazioni sono giunte in Comune. Insomma la vicenda Baldetti, ancora aperta, presenta tanti aspetti nebulosi.

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