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Salute

Batterio killer, centinaia a rischio

Nel 2018 i cittadini della provincia operati al cuore sono stati 218. In corso il censimento della Regione

Batterio killer, centinaia a rischio

03/12/2018 - 20:52

Sono 603 i pazienti polesani che negli ultimi tre anni sono stati seguiti nei reparti di cardiochirurgia di Verona e Padova. Molti di questi saranno, a breve, contattati dalla Regione Veneto per essere messi in guardia dai possibili rischi derivanti dal batterio killer Chimaera. In Polesine non c’è la cardiochirurgia, perciò i pazienti della provincia di Rovigo che necessitavano interventi con il macchinario Cec si sono rivolti alle strutture di Verona e di Padova. Qualcuno, ma molti meno, anche a Ferrara o Bologna.

Dire che ci sono oltre 600 polesani a rischio Mycobacterium Chimaera, insediatosi nei macchinari che hanno consentito l’installazione delle valvole cardiache, è forse eccessivo, ma non si va poi molto distante dalla realtà.

Secondo i dati dell’Ulss 5 polesana nel 2016 i pazienti polesani che si sono rivolti alla cardiochirurgia di Padova sono stati 20, inoltre tre bambini alla cardiochirurgia pediatrica sempre di Padova. 181, invece, hanno fatto ricorso agli interventi dell’ospedale di Verona. In tutto, nel 2016, 204 polesani si sono sottoposti a interventi con il macchinario a rischio Chimaera. Nel 2017 i polesani sono stati 187, di questi 160 si sono rivolti alla cardiochirurgia di Verona, 21 a quella di Padova e 6 alla cardiochirurgia pediatrica di Padova. Nel 2018, fra gennaio e ottobre, 177 polesani, di cui 156 a Verona, 17 a Padova e 4 alla cardiochirurgia di Padova.

Le stime per l’intero 2018, però, parlano di 212 pazienti polesani che si sono sottoposti ad operazioni Cec (dispositivo biomedicale che garantisce la sopravvivenza dei pazienti chirurgici sostituendo temporaneamente le funzioni cardio-polmonari), 187 a Verona, 20 a Padova e 5 alla cardiochirurgia pediatrica di Padova. Il bilancio totale, quindi, è di 603 pazienti.

Occorre però entrare nel dettaglio dei numeri perché non tutti i 603 pazienti sono stati operati e trattati con il macchinario Cec. Anzi secondo una stima soltanto tra il 5 ed il 10% di questi. In pratica sui 603 nel triennio si potrebbero stimare una quarantina di casi. Il rischio Chimaera però è relativo agli ultimi 10 anni, e si arriva così ad una cifra tra i 120 e i 150 pazienti. Che presto riceveranno una lettera dalla Regione Veneto che indicherà loro cosa fare in caso di determinati sintomi, che si sospettano legati al batterio Chimaera, capace di uccidere nel 50% dei casi. In tutto i pazienti veneti, operati negli ospedali di Padova, Verona, Vicenza e Mestre, sono circa 10mila. Pazienti che sono stati sottoposti alla sostituzione di una o più valvole cardiache con i dispositivi per la circolazione extracorporea, potenzialmente contaminati dal batterio killer, nelle cardiochirurgie degli ospedali veneti. Questi riceveranno una lettera informativa con i numeri di telefono da contattare qualora si presenti anche uno solo dei sintomi provocati dal batterio (febbre, sudorazioni notturne e deperimento organico protratti per oltre due settimane e non legati ad altre cause).

Finora in Veneto sono sei le morti legate all’infezione da “micobatterio chimera”. Pare che il batterio si sia insediato nei macchinari che hanno consentito l’installazione delle valvole cardiache. Si tratta di dispositivi utilizzati per il riscaldamento o il raffreddamento del sangue di pazienti che sono stati operati a cuore aperto. Al momento, tra l’altro, non esiste un test di screening per il Mycobacterium chimaera. La diagnosi avviene attraverso una emocoltura di 40 giorni a cui saranno sottoposti i pazienti che manifesteranno i sintomi sospetti.

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