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Consivpo, è stato tutto uno scherzo

Operazione immobiliare in vista: ultimo piano di viale Della Pace al Consorzio e affitto della sede

Consivpo, è stato tutto uno scherzo

13/12/2018 - 21:28

Non c’è niente da fare. Uscito dalla porta, rientra dalla finestra. Con i polesani che oramai devono farsene una ragione: di Consvipo e delle sue spese inutili non si libereranno mai. Punto.

Cosa è successo? E’ successo che il futuro della società che serve solo a pagare stipendi (con i contributi degli enti pubblici e dunque di tutti i cittadini) torna in mano ai sindaci. Saranno loro a decidere che ne sarà del Consorzio di sviluppo; a stabilire il via libera alla pace con la Provincia e le conseguenti operazioni statutarie e immobiliari.

Molti sindaci fin da ora fanno sapere che se il Consvipo resterà quel carrozzone che è stato negli ultimi anni il loro no sarà perentorio. Se invece nascerà veramente il progetto al quale sta lavorando il nuovo cda, e quindi nuovo statuto, nuove regole, nuova mission, e “nuovo tariffario”, ecco allora il Consorzio, o quel che diventerà, potrà continuare ad esistere in una sua evoluzione più moderna. Che prevede anche la pace con la Provincia, la nuova sede in viale Della Pace, ora di proprietà di palazzo Celio, e l’affitto ad altre aziende dell’attuale sede Consvipo in zona Interporto. In tutto questo manca un passaggio, a cui nessuno sembra neppure voler pensare: e se coinvolgessimo i privati cedendo loro la maggioranza? Forse questa sarebbe l’unica strada percorribile: fuori la politica con tutte le sue scorie e le sue “clientele”, e dentro il privato. Già, ma dove lo trovi un privato?

L’assemblea Per martedì prossimo il presidente della Provincia Ivan Dall’Ara ha convocato il consiglio provinciale, e prima ancora, alle 17, l’assemblea dei sindaci polesani con all’ordine del giorno: “Espressione del parere favorevole ad un possibile accordo transattivo con il Consorzio per lo sviluppo del Polesine”. In pratica i sindaci, che sono soci del Consvipo, sono chiamati ad esprimersi sulla proposta di pace tra Provincia e Consorzio, per mettere la parola fine sull’arbitrato acceso nei giorni dello scontro fra Angelo Zanellato (ai vertici dell’ente consortile) e Marco Trombini (alla guida di Palazzo Celio). Un arbitrato innescato dal rifiuto della Provincia di versare le quote annuali al Consvipo e dalla volontà stessa di uscire dal Consorzio.

Il piano Alla pace, in questi mesi, ha lavorato il presidente del cda Consvipo, Guido Pizzamano. La proposta dovrebbe basarsi sulla possibilità di rientro della Provincia nell’assemblea dei soci (detiene il 44% delle azioni). In cambio di cosa? Difficilmente delle due quote arretrate, che valgono in totale 528mila euro, in quanto il bilancio di Palazzo Celio non permette simili slanci. Ecco allora che si affaccia l’operazione immobiliare: la Provincia cede un immobile al Consorzio a compensazione delle quote non versate. E così al Consorzio potrebbe andare l’ultimo piano del palazzo provinciale di viale Della Pace. Che, a questo punto tornerebbe nella sede che l’ha ospitato fino a qualche anno fa, e che ora ospita anche il quartier generale di Ecoambiente. In questo modo Consvipo sarà libero di affittare la sede attuale, in zona Interporto, e monetizzare. A questo proposito pare che qualche azienda si sia già fatta avanti manifestando interesse a trasferirsi nel polo logistico di Borsea.

Questa sarebbe comunque solo una fase del fantomatico progetto di rilancio del Consorzio, che ha in agenda anche la revisione dello statuto, dando la possibilità ai soci di uscire (ovviamente dopo avere pagato tutto il dovuto, sempre con soldi di tutti i cittadini) magari cedendo le quote ad altri soci subentranti. Inoltre un cambio di mission, trasformando il Consvipo in agenzia di servizi e dello sviluppo.

Un piano che, secondo alcuni, si presta anche alla possibilità che alcuni soggetti, in grado di rastrellare le azioni dei Comuni in uscita, entrino poi nella compagine sociale orientando le attività dell’ente. Ma siamo sicuri che sarebbe un male? Con il privato, o con chi ha le idee chiare, non si scherza: o si produce, o si chiude. E il Consivpo sarebbe chiuso da anni. Forse da decenni. Un giorno sarebbe bello capire quanto è costato il carrozzone ai cittadini...

I sindaci polesani, come spesso accade, per ora vanno in ordine sparso. E chi era pronto ad uscire dall’ente mantiene perplessità, anche se non ci sono chiusure a priori. Giovanni Rossi, di Badia, spiega che “di sicuro altri soldi il Comune di Badia non ne tirerà fuori. C’è una delibera del consiglio che ce lo vieta. Noi siamo sempre stati adempienti, ma adesso o si cambia o per noi può finire qua. Se il Consvipo diventerà agenzia per lo sviluppo e per i servizi, con i Comuni chiamati a versare quote in base ai servizi ricevuti, allora si può ragionare. Ma di certo non può più funzionare come prima, con Badia chiamata a pagare somme per un ente che magari ha portato avanti progetti solo in altri territori”.

Su posizioni simili il primo cittadino di Porto Tolle Roberto Pizzoli: “Non so su quali basi ci potrà essere questo accordo per chiudere l’arbitrato, ma di sicuro il Consorzio va cambiato, con nuove regole e nuovi obiettivi al passo con i tempi. Senza un reale cambiamento noi non ci stiamo più”.

E molti sono in attesa di vedere quale sarà la posizione del Comune di Rovigo. Per ora il sindaco Massimo Bergamin ribadisce quando aveva deciso il consiglio comunale nel luglio del 2017, e cioè la decisione di recedere, di uscire dal Consorzio di sviluppo. Nelle scorse settimane però Bergamin ha più volte rimarcato la necessità di un radicale cambio di passo del Consvipo per trasformarlo in agenzia di sviluppo con un nuovo statuto. Occorrerà verificare se la strategia immaginata dal sindaco di Rovigo coincida con quella del cda e degli altri sindaci polesani.

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