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Infrastrutture

Le grandi incompiute da riprendere

Prando: “Diamo una mano a imprese e sviluppo”. In agenda Nogara mare, Romea, Valdastico

Le grandi incompiute da riprendere

14/12/2018 - 19:20

 Nogara mare e Romea commerciale, Valdastico nord e bretella Transpolesana-Eridania. Basterebbe questo elenco di incompiute per evidenziare la fame di infrastrutture del Polesine. E per questo alcuni sindaci polesani hanno deciso di aderire al comitato Veneto infrastrutture, per unirsi a “quelli del sì” e chiedere a istituzioni e politici maggiore impegno per riportare in cima all’agenda il nodo infrastrutture.

“Perché noi - ha spiegato Luca Prando, sindaci di Lusia - vogliamo tendere una mano alle imprese, al territorio, allo sviluppo, tutte cose che si realizzano se c’è collaborazione fra Comuni, imprenditoria e politica, se, quindi, si rimette in moto la macchina delle infrastrutture”.

I “Sì Tav” polesani (la Tav in Polesine non c’è ma il senso è quello) ieri hanno organizzato una conferenza stampa per appellarsi a regione e Stato nazionale per la riapertura delle infrastrutture. Fra loro Luca Prando, Giorgio Grassia, sindaco di Castelguglielmo, Michele Fioravanti di Calto, Natale Pigaiani, di Giacciano con Baruchella. Un gruppo al quale aderiscono anche Luigi Viaro, primo cittadino di Lendinara, Luigia Modonesi, di Fiesso Umbertiano eIvan Dall’Ara, sindaco di Ceregnano e presidente della Provincia.

“Il nostro sì alle infrastrutture - aggiunge Prando - è la necessità di progettare il futuro anche a lungo termine. Cosa sarebbe stato il Polesine senza infrastrutture? La Transpolesana ha fatto tanto e molti insediamenti si sono sviluppati proprio grazie alla viabilità”. “Insediamenti - dice Fioravanti - vuol dire anche posti di lavoro e indotto, tanto indotto che aiuta allo sviluppo del territorio”. E ancora Prando: “Ci sono grandi poli di artigianato e industria che sono delle eccellenze, ma che hanno bisogno di infrastrutture veloci, mi riferisco al distretto della giostra, al mercato ortofrutticolo di Lusia, la Cargill di Castelmassa”. Grassia sottolinea che “non chiediamo cattedrali nel deserto, ma raccordi viari, infrastrutture digitali, quello che chiedono le imprese per svilupparsi e creare lavoro, quello che serve ad un territorio per avere posti di lavoro e sviluppo”.

Il sì alle infrastrutture è anche un appello alla ripresa di grandi opere mai completate o stoppate sul più bello. Un elenco di incompiute sulle quali per anni il Polesine ha puntato. Si va dalla Nogara mare, alla Romea commerciale. “Per la Nogara mare, ossia il prolungamento della Transpolesana fino ad Adria, c’è l’ok di tutti i Comuni, eppure il progetto si è fermato. E così pure la Romea commerciale che sarebbe utile per il Basso Polesine”. E ancora il prolungamento della Valdastico verso Trento, idea che risale addirittura agli anni ‘70, “ora - hanno detto i sindaci - pare che a Trento stia cadendo il muro di no a quest’opera, sarebbe importantissima per tutto il Polesine. Chiediamo che le istituzioni regionali e nazionali si impegnino per questo obiettivo, ed anche i completare la viabilità di collegamento, come quella con la Monselice-mare”.

E poi opere apparentemente minori, ma di rilevanza per il Polesine, “sarebbe ora di riprendere in mano il progetto per realizzare la bretella di collegamento fra la Transpolesana e l’Eridania, un modo per collegare meglio, dal punto di vista viario, l’ospedale di Trecenta, ancora servito da strade non ottimali”. E il puntare decisamente sull’idrovia Fissero-Canalbianco: “Il presidente dell’Interporto Bressanin sta facendo bene, l’aver preso in gestione la conca di Canda, per la dimissione delle chiatte, è una scelta di prospettiva”. Senza dimenticare l’implementazione della copertura digitale, “le imprese - hanno ribadito i primi cittadini - chiedono accesso veloce alle reti, sia quelle informatiche che quelle viarie, solo così è possibile essere competitivi.

Oggi i sindaci polesani saranno in piazza Bra a Verona per partecipare alla manifestazione del comitato Veneto per le infrastrutture.

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