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“Pesca, si rischia un conto pesante”

Il consigliere regionale del Pd dopo la riunione del distretto dell’Alto Adriatico. Graziano Azzalin attacca: “Sic, i dubbi sulle modalità e l’effettiva utilità restano tutti”.

“Pesca, si rischia un conto pesante”

Graziano Azzalin

“La propaganda non risolve i problemi. E al di là delle dichiarazioni di maniera del sottosegretario Manzato, sembra che l’incontro di Bologna non abbia fugato alcun dubbio. Servono misure per tutelare l’ambiente marino e la pesca, ma il Sic non garantisce né l’uno né l’altro. C’è ancora molto da lavorare, anche perché è una partita giocata in ritardo dal Governo”.

Smorza gli entusiasmi Graziano Azzalin, consigliere regionale del Partito Democratico a palazzo Ferro Fini, all’indomani della riunione a Bologna tra le Regioni del distretto pesca dell’Alto Adriatico (Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia), sull’istituzione di un’area protetta per la tutela di tartarughe e delfini.

“In realtà i nodi da sciogliere prima del vertice restano tali - aggiunge Azzalin - Il ministero non ha presentato alcuna cartografia del perimetro del Sic, quindi non sappiamo quale sarà la zona interessata e, di conseguenza, il tipo di pesca attualmente praticata. Che vincoli saranno previsti nel Sic per le attività ittiche oltre alla pesca a strascico? Ci saranno dei periodi di divieto nel corso dell’anno? Quali attività dovranno essere sottoposte preventivamente alla valutazione di incidenza ambientale e chi dovrà presentare la richiesta? Tante domande per ora senza risposta. Si va avanti al buio, ma se il ministero dell’ambiente vuole inviare tutti gli incartamenti a Bruxelles prima della riunione che si svolgerà a Zagabria il 7 marzo, le Regioni dovranno affrettarsi a presentare e deliberare nel giro di pochi giorni la loro proposta di Sic”.

“In ogni caso - aggiunge il consigliere dem - restano le perplessità sul fatto che sia questo lo strumento migliore per proteggere delfini e tartarughe marine. Non ci sono evidenze scientifiche sul fatto che la diminuzione delle specie sia legata alla pesca: secondo i dati dell’Università di Padova nell’80% dei casi le cause di morte sono attribuibili ad alte patologie. E allora perché mettere dei divieti in una porzione di mare così vicina alla costa? Alla fine rischiano di pagare un conto salatissimo i pescatori, che forniscono un contributo importante all’economia delle tre regioni, con 5mila addetti a cui se ne aggiungono 4mila impiegati nella molluschicoltura e altrettanti nella distribuzione e lavorazione, per un fatturato di 300 milioni l’anno”.

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