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Crisi in comune

Ore 21.05, Bergamin non è più sindaco

22 consiglieri comunali si sono dimessi decretando la caduta dell’amministrazione

Il blitz si è compiuto alle 21.05. Un secondo dopo l’amministrazione Bergamin è caduta e Rovigo è rimasta senza sindaco.

Ventidue, è questo il numero delle dimissioni di massa, sottoscritte dai consiglieri comunali che hanno decretato la fine dell’esperienza di Massimo Bergamin come primo cittadino del capoluogo polesano. La crisi del Comune si è risolta esattamente tre settimane dopo l’azzeramento della giunta da parte del sindaco. Inutili tutti i tentativi di rianimare l’esangue mandato del sindaco, l’agonia è durata 21 giorni. Ieri 12 consiglieri del centrodestra e 10 dell’opposizione (centrosinistra e indipendenti) hanno firmato la propria dimissione, sancendo così la caduta dell’amministrazione comunale. Alle 21.05 nell’ufficio del segretario generale si sono presentati a firmare Moretto, Romeo, Andriotto, Borgato, Denti, Gabban, Patrese, Mella, Borella, Zanotto, Menon, Bonvento, Milan, Businaro, Vernelli, Raule, Gennaro, Sergi, Paron, Goldoni, Marsilio, Benetti.

Per tutto il giorno le voci di un possibile blitz in municipio si erano rincorse. Appuntamento prima fissato dopo le 19, poi rimandato alle 21, serviva la certezza della contemporanea presenza di almeno 17 dimissionari. A tessere i fili di un accordo trasversale alcuni esponenti del centrodestra fra cui il leghista Fabio Benetti. La logica conseguenza di un no sbattuto in faccia, nei giorni scorsi, ai big regionali del Carroccio che chiedevano ai consiglieri un atto di fiducia verso Bergamin, sottoscritto solo da Michele Aretusini e Riccardo Ruggero.

Le cose si erano accelerate negli ultimi due giorni, con il sindaco sempre meno presente in municipio, e i rapporti con il suo partito ormai logorati, e con gli altri del centrodestra che ormai non ci credevano più. Ieri mattina, infatti, a palazzo Nodari si respirava aria di “spoils system”, di un finale di partita senza più appelli. A vuoto anche il tentativo di Bergamin di fare una mini giunta, pronte le nomine ad assessore di Falconi, Garbo e Sguotti.

Poi, poco prima delle 21, sono arrivati i consiglieri, a piccoli gruppi. I leghisti tutti assieme. “Ciao capo” ha detto qualcuno a Benetti, alludendo alla sua accelerazione per il colpo finale. Prima di entrare nell’ufficio del segretario generale pacche sulla spalle, batti il cinque (ma da oggi tutti in guerra per la nuova campagna elettorale), conta e riconta per vedere se qualcuno Si era tirato indietro. Invece alla fine i dimissionari sono stati 22. A questi andrebbero aggiunti anche Nello Chendi e forse Simone Dolcetto, assenti per motivi di lavoro. In sostanza col sindaco sono rimasti in 8 (Giacomo Sguotti, Renato Borgato, Paolo Avezzù, Riccardo Ruggero e Michele Aretusini. Non hanno firmato nemmeno Matteo Masin, e Antonio Rossini. Alba Rosito non c’era ma se secondo Mella era dalla loro parte).

Dopo la raccolta delle firme è scattata la procedura amministrativa che porterà al commissariamento: “Ora - ha detto il segretario generale Maria Cristina Cavallari, rientrata in ufficio per l’occasione - partirà una pec alla prefettura con le 22 dichiarazioni di dimissioni. E la decadenza dell’amministrazione per ultra dimidium. In seguito verrà emanato dal ministero un decreto di sospensione del consiglio comunale. Quindi la nomina di un commissario prefettizio e poi di un commissario straordinario, che potrebbe essere la stessa persona”. Il commissario quindi potrebbe essere nominato già oggi, o al massimo domani.

A palazzo Nodari intanto si sono fatti vedere anche Ezio Conchi, Claudio Paron, Valter Roana, politici da sempre in attrito, anche forte, con Bergamin.
“Non si poteva più continuare - il commento a caldo di Benetti e Marsilio (commissario comunale e capogruppo della Lega), abbiamo fatto questo gesto per tutelare la città e il partito, 40 militanti di Rovigo ci avevano dato il loro sostegno. Il sindaco non ci rivolgeva la parola da dicembre. Ora non so cosa deciderà la Lega nei nostri confronti, ma era giusto così”. Vani Patrese, di Fi: “Per compiere questo passo ho dovuto vincere diverse resistenze, anche quella del mio partito. Ma ormai non si poteva continuare a lasciare la città alla deriva”. Silvano Mella: “La situazione era ormai deteriorata”.

Obiettivo raggiunto anche nella minoranza con Giorgia Businaro e Andrea Borgato che dicono: “La città non poteva più aspettare. Ora inizia la campagna elettorale”. Nadia Romeo, capogruppo Pd: “Questa amministrazione è stata un fallimento, ora ridiamo la parola agli elettori”. Discorsi simili da parte di Ivaldo Vernelli, Francesca Gennaro, Silvia Menon. Il voto a fine maggio.
Il presidente del consiglio Paolo Avezzù Ieri era a Roma per una riunione Anci ma ha dichiarato che non si sarebbe dimesso, che è stata “una vigliaccata”.

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