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IL CASO A BADIA POLESINE

"Il finto cieco? Andava in bici e in macchina"

L'accusa chiede un anno e mezzo, ma la difesa punta il dito contro chi l'ha esaminata: "Un semplice errore"

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"Un finto cieco". Questa la ricostruzione dell'accusa

Leggeva il giornale. Si destreggiava in bici in mezzo al traffico, anche a velocità sostenuta. Guidava l'auto. Leggeva i piccoli cartelli che indicano gli orari di apertura dei negozi. Era perfettamente in grado di utilizzare le comunissime biglietterie automatiche della stazione ferroviaria. Guardava l'ora dal proprio orologio. Tutte attività perfettamente normali e che fanno parte della quotidianità di ognuno di noi. Ma impossibili da compiere per una persona che dovrebbe essere cieca o, come nel caso di specie, con un residuo visivo pari a un ventesimo.

E' proprio in questa impossibilità che sta il motivo della indagine aperta su un residente a Badia Polesine, un uomo sui 55 anni. E' accusato, in parole povere, di essere un "finto cieco". Di avere, cioè, simulato la propria incapacità visiva per ottenere la pensione di invalidità civile. Secondo questa ricostruzione dei fatti, avrebbe tratto in inganno prima la commissione medica dell'Ulss, quindi quella dell'Inps, facendosi erogare un trattamento di invalidità al quale non avrebbe avuto diritto. Trattamento che gli sarebbe stato erogato dall'aprile del 2012 sino all'ottobre del 2015, facendogli percepire circa 21mila euro.

Doppia l'ipotesi di reato a suo carico: in primo luogo la truffa, appunto perché avrebbe percepito somme alle quali non aveva diritto. Quindi il falso, perché, traendo in inganno le due commissioni le avrebbe, sempre secondo questa ricostruzione, spinte a formare atti falsi, quanto alla veridicità di quanto affermato in essi.

Nel pomeriggio di mercoledì 20 marzo, la discussione del processo, con l'accusa affidata al pubblico ministero Claudia Favaretti. Ha domandato una condanna dell'imputato a 18 mesi di reclusione. Del tutto differente la ricostruzione della difesa, affidata all'avvocato Marco Petternella, che ha spiegato come il suo assistito non abbia commesso alcuna truffa, ma che, in realtà, i problemi starebbero nelle certificazioni di quanti lo hanno esaminato. L'udienza si è poi conclusa con un rinvio al prossimo 3 aprile, per la lettura della sentenza dopo eventuali repliche o controrepliche.

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