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Il giallo

Il caso Willy e il giro di festini gay

In tv descritto uno scenario di perversione sessuale, ma “si sta arrivando alla verità”

Il caso Willy e il giro di festini gay

Perversioni sessuali, festini gay, minorenni che si vendevano per poche decine di migliaia di lire. Uno scenario raccapricciante è quello che emerso dalla puntata delle Iene, la trasmissione di Italia uno che domenica sera è tornata ad occuparsi del caso di Willy Branchi. Un giallo che dura da 31 anni, dalla notte del 30 settembre 1988 quando sull’argine del Po di Goro il 18enne fu ritrovato denudato, torturato ed ucciso con un colpo sparato da una pistola da macello. Il caso si è riaperto negli ultimi anni, con diverse persone indagate, due delle quali, cronaca di questi giorni, proprio con l’accusa di omicidio.

Nella trasmissione di Italia uno l’inviato delle Iene è andato a caccia dei protagonisti della vita di Goro di quegli anni. Persone che hanno raccontato di episodi che avvenivano in quel periodo: “Tanti ragazzini - ha detto un cittadino di goro - in quel periodo partecipavano a festini gay per ottenere in cambio qualche soldo o anche semplicemente cene di pesce nei locali di Goro o del Polesine”. “Venivano con macchinoni - ha aggiunto un altro residente - con tanti soldi per le tasche e facevano leva su ragazzini con poche disponibilità e disposti a partecipare a festini omosessuali”. Orge a base di pedopornografia che “avvenivano nei casoni persi nelle campagne di Goro e al confine col Polesine”.

La puntata delle Iene poi ha cercato di ricostruire, e ripercorrere gli ultimi minuti della vita di Willy Branchi: “Un’auto con a bordo alcune persone è partita da una pizzeria dell’epoca, e poi è arrivata vicina al luogo dove il corpo del 18enne è stato ritrovato. Willy era stato visto per l’ultima volta in via Buozzi, qualcuno aveva sentito un urlo, l’indomani il ritrovamento del cadavere martoriato”.

Alcuni residenti, parlando dello sviluppo delle indagini hanno affermato che “Ci stiamo avvicinando alla verità”. Su Italia uno anche un’intervista a don Tiziano Bruscagin, il parroco di allora, indagato per false informazioni e calunnia. E poi riferimenti a minacce, omertà in stile mafioso, accenni ad una famiglia che forse potrebbe davvero sapere la verità sul cold case del delta. Parole attribuite a Willy che avrebbe dichiarato ai suoi futuri aguzzini che era pronto a rivelare tutto su quei festini omosessuali al fratello e che per questo potrebbe essere stato trucidato, con il corpo lasciato nudo ed in vista sull’argine, macabro messaggio destinato a chiunque fosse a conoscenza di quel giro di perversione sessuale, dove parlare equivaleva a morte certa. Su tutto questo la procura di Ferrara sta faticosamente cercando di arrivare alla verità.

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