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Mercatone, dipendenti lasciati a casa via Whatsapp

Dipendenti avvisati su cellulari e social. Sindacati e Chiarioni: “Colpo al territorio”

Mercatone, dipendenti lasciati a casa via Whatsapp

Più di 40 in ansia per il posto di lavoro. Negli ultimi 36 anni tanti i polesani che hanno acquistato mobili o elettrodomestici o anche semplicemente si sono aggirati fra i lunghi scaffali per cercare accessori per auto e fai da te o casalinghi. Da ieri mattina però il capannone Mercatone uno di Santa Maria Maddalena è chiuso. Affossato da una sentenza di fallimento ai danni della Shernon, che aveva rilevato lo storico marchio nato a Imola negli anni ‘70, e da una crisi che dura da anni (LEGGI ARTICOLO).

E ieri mattina i dipendenti del punto vendita che si affaccia sull’Eridania si trovati lo stabilimento chiuso. Alcuni l’avevano saputo con una scarna comunicazione sul telefonino, la cosa poi ha fatto il giro dei social, un modo davvero poco elegante per far sapere alle persone che il loro posto di lavoro non c’era più.

Serrande abbassate e porte sbarrate. 42 dipendenti che sono stati costretti a rimanere fuori dal loro posto di lavoro e che ora tremano per la propria occupazione. Alcuni di loro avevano ricevuto un avviso attraverso un messaggio sul telefonino, altri la doccia gelata l’hanno presa direttamente al momento di iniziare un lavoro che non c’era più.

Presi tutti alla sprovvista, senza comunicazioni nè ai lavoratori, né ai sindacati, né alle istituzioni. Chiusura non solo a Occhiobello, ma in tutti i punti vendita d’Italia, decisione innescata dalla sentenza del tribunale di Milano che venerdì sera ha dichiarato il fallimento della Shernon Holding Srl, la società che pochi mesi fa aveva rilevato la Mercatone uno e che appena lo scorso aprile aveva presentato domanda di concordato fallimentare. Invece la sentenza di fallimento è piombata quasi improvvisa attivando così la procedura di chiusura dei punti vendita. Ed il sospetto che ora a fioccare saranno anche molti licenziamenti. Ed è per questo che anche i lavoratori di Santa Maria ora temono per il proprio posto. Spiazzati anche i sindacati. “Abbiamo appreso la notizia - spiega Elisa Cavallaro, della Cgil di Rovigo - dai lavoratori che si sono trovati il negozio chiuso. L’azienda non ha comunicato nulla né ai dipendenti né alle organizzazioni sindacali, dimostrandosi ancora una volta poco rispettosa dei lavoratori. Ci siamo subito attivati a livello regionale e nazionale per chiedere un incontro urgentissimo al ministero. A livello territoriale chiederemo un incontro anche al prefetto, siamo molto preoccupati per questi lavoratori e le loro famiglie, per l’ennesima perdita di posti di lavoro per il nostro territorio già molto provato”.

Il destino di oltre 40 posti quindi è appeso ad un filo. “Spero - dice Daniele Chiarioni al suo ultimo giorno da sindaco di Occhiobello - che i lavoratori polesani possano essere ricollocati. da quel che so lo stabilimento di Santa Maria aveva numeri non negativi. Di sicuro si tratta di un altro colpo all’economia del nostro territorio perché il rischio di perdere oltre 40 posti di lavoro aprirebbe nuove situazioni di crisi. Ricordo che fui proprio io, nel 1983, ad inaugurare lo stabilimento Mercatone uno sull’Eridania, che qualche anno dopo si spostò nell’attuale sede. In tutti questi anni il capannone ha lavorato bene e si è sviluppato anche come polmone occupazionale. speriamo possa riprendersi. Devo anche criticare la modalità scelta per questa chiusura, senza avvisare lavoratori, sindacati e istituzioni. Un modo di agire davvero poco corretto”.

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