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IL CASO

89enne e malata. Provano a cacciarla

“Non paga”: la casa di riposo cerca di dimetterla a forza. Arrivano i carabinieri, tutto rientra

89enne e malata. Provano a cacciarla

“Un fatto di una crudeltà inconcepibile”: le parole dell’ex sindaco di Adria Sandro Gino Spinello vanno al cuore di una vicenda angosciante. Protagonista incolpevole - forse addirittura inconsapevole - una 89enne di Adria, affetta da Alzheimer. Ieri mattina, poco dopo le 9, un’ambulanza della Croce Verde riceve, secondo le attuali ricostruzioni dei fatti, l’incarico dalla direzione della Casa di riposo di Papozze, la Opera Pia Bottoni, dove l’anziana è assistita da anni, di accompagnare la signora nell’abitazione della figlia che risiede ad Adria. Dimissioni forzate, insomma.

Intorno alle 9.30 l’operatore suona al campanello, informando che deve far scendere l’anziana dall’ambulanza. La figlia non apre il cancello e chiama immediatamente i carabinieri, già allertati nei giorni scorsi del possibile tentativo di dimissioni coatte.

I militari arrivano nel giro di pochi minuti, discutono con il personale dell’ambulanza, poi l’infermiera si mette in contatto con il direttore della casa di riposo Mauro Badiale. Che cosa si siano detti di preciso non è dato sapere, sta di fatto che poco dopo l’ambulanza si allontana. Più tardi si scopre che è andata al pronto soccorso dell’ospedale di Adria. Quali conciliaboli siano seguiti qui è al momento top secret, sta di fatto che poco prima di mezzogiorno l’anziana donna torna nella casa di riposo di Papozze.

Una mattinata convulsa, dopo che i giorni precedenti erano già stati roventi. A monte di tutto, la volontà della struttura di ottenere il pagamento della retta di degenza dell’anziana. Vengono lamentati arretrati per 40mila euro circa. La figlia, dopo l’ingresso, nel 2015, della anziana in struttura, inizialmente ha pagato, ma in seguito ha scoperto come la normativa, in questi casi, ponga, secondo questa interpretazione, l’intero costo dell’ospitalità a carico del Servizio sanitario nazionale. Ha quindi comunicato di non avere più intenzione di sostenere un costo che ritiene non dovuto, a norma di legge. La struttura ha reagito con un decreto ingiuntivo, opposto, dando inizio a un contenzioso in Tribunale. La prima udienza si terrà a gennaio.

La struttura, a questo punto, avrebbe reagito anticipando che lunedì 12 agosto la donna sarebbe stata dimessa. I familiari, seguiti dall’avvocato Carlo Barotti, hanno replicato con una denuncia “preventiva” ai carabinieri, per abbandono di incapace e interruzione di pubblico servizio.

Era arrivata anche la mediazione del sindaco di Papozze, che invitava la struttura a evitare dimissioni forzate, in attesa della sentenza di primo grado. Inutile: nella mattinata di ieri, il tentativo di procedere alle dimissioni è arrivato.

Dimissioni non accettate dai familiari, che ritengono che l’anziana debba restare in una struttura dove possa essere assistita come le sue condizioni richiedono e non possa essere accolta in casa.

“La dirigenza della Bottoni - attacca un parente - sapeva benissimo che l’anziana non poteva essere accolta in casa, nemmeno poteva scendere all’ambulanza”.

Quando l’ambulanza ha lasciato l’abitazione della figlia, quest’ultima è andata nella caserma dei carabinieri per ribadire la propria posizione. Avrebbe scoperto qui, a quanto riferito, di essere stata a propria volta denunciata dalla struttura.

Una vicenda che già di per sé fa pensare, ma che si complica ancora di più se si pensa che una delle persone vicine all’anziana donna siede nel consiglio di amministrazione dell’Opera Pia Bottoni da circa due anni. Una presenza che negli ultimi tempi si è fatta molto sentire, avendo presentato numerosi esposti su quelle che ritiene irregolarità amministrative nella gestione della casa di riposo, sino a chiederne il commissariamento alla Regione Veneto.

"L’episodio accaduto alla signora adriese - commenta il sindaco di Adria Omar Barbierato - ospite dell’Opera Pia Bottoni di Papozze è molto grave e da condannare con fermezza. Le persone hanno una dignità e in questo caso non è stata garantito il rispetto verso una persona ammalata e anziana. Il contenzioso tra struttura e famigliari è giusto che rimanga un fatto personale e non è corretto entrare in merito, ma si richiede rispetto delle tutele sanitarie e anche rispetto morale verso la paziente. La politica deve  agire a beneficio delle persone".

La Voce, per tutta la giornata di ieri ha cercato di contattare i vertici della Opera Pia Bottoni, per riportare la loro posizione sulla vicenda. Non è stato possibile, purtroppo, avere riscontro.

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