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QUESTIONE VENETA

Una farsa chiamata Autonomia

Ieri doveva essere il giorno dell’approvazione in consiglio dei ministri, ma il tema è scomparso

Una farsa chiamata Autonomia

Certo che in questi giorni il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia sta camminando sui carboni ardenti. Colpa sua, del resto: ha tirato fuori dal cassetto - in cui l’avevano relegato i 5 Stelle (e pure un po’ la Lega) - il tema dell’Autonomia e ha cercato di portare a casa un risultato di mediazione. Ed ecco che negli ultimi due giorni è finito trascinato per la giacchetta da una parte e dall’altra come non si vedeva da tempo.

Da una parte, incalzato dalle domande dei giornalisti e dell’opinione pubblica del Nord (ricordiamo che il 63% dei veneti ha votato sì al referendum dell’ottobre del 2017) ha rassicurato che “la domanda di autonomia va sicuramente ascoltata”.

Dall’altra, dopo avere ricevuto 51 sindaci e amministratori del Sud, saliti fino a Roma con l’intenzione di puntare i piedi, li ha rassicurati sulla proposta di autonomia differenziata, dichiarando “al centro della legge quadro c’è l’attuazione dei Lep (i livelli essenziali delle prestazioni)”. Che è poi la promessa che loro si volevano sentire dire, ovvero che nessuno toccherà i soldi destinati al Sud. O meglio, i soldi che le regioni del Nord devono versare a quelle meridionali.

E con questo clima ieri il consiglio dei ministri doveva discutere della legge quadro di Boccia, ma si è perso su tutt’altri argomenti, tanto che in tarda serata nessuno aveva ancora sentito nominare la parola autonomia.

Prendete l’incontro con gli amministratori del Sud. “Il ministro - ha riferito a fine riunione la delegazione - ha assicurato che al centro della legge quadro c’è l’attuazione dei Lep (i livelli essenziali delle prestazioni ndr) anche se, da subito, verranno affidate alle Regioni le competenze che presuppongono l’individuazione dei Lep (ad esempio l’agricoltura, i rifiuti, la promozione del territorio, eccetera)”. E al tempo stesso Boccia ha annunciato che nel consiglio dei ministri sarebbero stati inseriti 3,4 miliardi di euro da distribuire in dieci anni per l’attuazione dell’autonomia dei comuni e delle province. Ovviamente fondi in gran parte destinati al Sud. “Rispetto alle bozze che circolavano ai tempi del governo gialloverde, si nota un cambiamento netto di impostazione, più favorevole al Sud”, hanno fatto sapere i sindaci vittoriosi.

Sembra proprio un’altra Italia, c’è poco da dire.

Che dire... Appena venerdì scorso lo stesso ministro Boccia, dopo il via libera della Conferenza Stato-Regioni aveva parlato di “una vittoria di tutti, che non ha colore politico: ne usciamo tutti rinfrancati. L’autonomia intesa come sussidiarietà è scolpita nella nostra Costituzione da sempre. Così, avremo uno Stato più snello e più forte...”.

Una tesi che aveva finito con l’avere il via libera anche di uno scettico Luca Zaia: “E’ stata una riunione approfondita su diversi temi che riguardano l’autonomia differenziata e abbiamo dato un primo assenso a un testo che deve avere alcuni aggiustamenti: oltre alla cornice della legge quadro, ovviamente la firma dell’intesa come Regione è fondamentale”.

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