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RIAPRE IL MULTISALA

Quei set tra argini, campi e lagune

Un lungo elenco di produzioni girate in provincia di Rovigo. Da “Paisà” al “Grande passo”

Quei set tra argini, campi e lagune

L’imminente riapertura del multisala al parco commerciale di Borsea ha rilanciato la passione dei polesani per il cinema. Notorius si prepara ad aprire le prime sei sale cinematografiche delle otto che entro febbraio andranno a completare la struttura, e così la provincia di Rovigo può ritrovare l’amore per la settima arte, tenuto in vita negli ultimi due anni, dal più che lodevole impegno del Cinecolonne. Anche perché il connubio tra Polesine e cinema esiste da tempo. E non sono pochi i film, alcuni autentici capolavori, che hanno avuto per scenario il territorio polesano. Un ambiente fatto di argini e lagune, campi coltivati e paesi di provincia. Paesaggi che a volte sembrano metafisici, altre volte richiamano il confronto dell’uomo con la natura, paradigma dell’eterno confronto con se stesso.

E quali sono state le principali storie cinematografiche ambientate tra Adige e Po? Molte, quasi tutte, sono state anche al centro di una bella mostra che nei mesi scorsi è stata ospitata nelle sale di palazzo Roverella, e che ha avuto il merito di riportare in primo piano il connubio Polesine-cinema. L’ultima produzione cinematografica in ordine di tempo è “Il lungo passo”, presentato pochi giorni fa al festival del cinema di Torino. Una storia, con attori quali Citran, Battiston, Fresi, ambientato sotto gli argini del Po tra Canaro, Crespino, Villanova Marchesana.

Fra i film d’autore, però, impossibile non ricordare “Paisà” di Roberto Rossellini. Girato nel 1946, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, considerato una delle vette più alte raggiunte dal cinema neorealista. Il film racconta l’avanzata delle truppe alleate dalla Sicilia verso il Nord Italia ed è suddiviso in sei episodi, l’ultimo dei quali ambientato a Porto Tolle.

Ma un altro grande film neorealista doveva essere girato in Polesine: “Il grido” di Michelangelo Antonioni, con Alida Valli. Era tutto pronto, e le location erano state selezionate nel profondo Delta (che all’epoca, dopo “Paisà” di Rossellini, era una delle mete preferite dai grandi registi italiani). A mettere i bastoni fra le ruote arrivò la grande alluvione, con la rotta del Po che costrinse il regista a cambiare radicalmente le proprie scelte. Del Polesine, secondo gli esperti, restano solo alcuni fotogrammi non facilmente identificabili.

Ma il “capostipite” se così si può dire, è stato senza dubbio “Ossessione” di Luchino Visconti, datato 1943 (anche se le valli riprese nel film potrebbero essere quelle di Comacchio, nel Delta ferrarese così come i successivi “Il Mulino del Po” di Alberto Lattuada e “La donna del fiume” di Mario Soldati con Sophia Loren).

Per motivi culturali e identitari merita di essere ricordato “Scano Boa” del 1961 di Renato Dall’Ara (e il remake del 1996 di Giancarlo Marinelli) con Carla Gravina, tratto dal romanzo capolavoro di Gian Antonio Cibotto.

Fra i registi che hanno girato in provincia di Rovigo c’è anche Tinto Brass (“La vacanza” del 1971 ambientato a Contarina, con Vanessa Redgrave e Franco Nero), e poi nel 1985 con “Miranda”, film erotico con Serena Grandi, girato sotto l’argine del Po; e ancora Giuliano Montaldo (“L’Agnese va a morire” del 1976) e Pupi Avati che fra Ca’ Venier e Scardovari nel 1976 ha girato lo splendido horror “La casa dalle finestre che ridono”.

Poi c’è l’indimenticato Carlo Mazzacurati. Il suo debutto cinematografico è legato al Delta, con “Notte italiana” del 1987. Poi, nel 2007, “La giusta distanza”, un film sull’integrazione attuale ancora oggi.

In Polesine è stato girato e ambientato anche “La prima linea”, con Riccardo Scamarcio, che racconta l’assalto al carcere di Rovigo del 1982 per far evadere quattro detenute. Un film per certi versi spietato e duro, dove il Polesine fa da scenario quasi inconsapevole ad una storia metropolitana, come in realtà fu quella delle organizzazioni terroristiche negli anni di piombo.

In Polesine non sono mancate le produzioni dei cosiddetti “B movie”. Se chiedete ad un rodigino non più giovanissimo di un film girato in città, vi risponderà: “Cornetti alla crema” con Lino Banfi e, soprattutto, una Edwige Fenech al culmine della sua bellezza. Lui, sarto di abiti clericali, lei aspirante cantante lirica. Il film è tutto ambientato nel centro di Rovigo, con le scene principali in piazza Garibaldi.

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