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Il ricordo della Shoah

Memoria da un giorno all’anno?

La comunità ebraica di Padova: “Servono fondi e aiuti”. Il ghetto risale al 1615, i deportati furono 45

Memoria da un giorno all’anno?

La memoria non dovrebbe durare solo un giorno. Eppure è quello che qualcuno potrebbe pensare guardando le condizioni del cimitero ebraico di piazzale Soccorso. Che probabilmente oggi sarà stato “sistemato”, tagliata l’erba tra le tombe, puntellato il tratto di muro pericolante. Il 27 gennaio è il giorno della memoria, in cui tutti ricordano le vittime dell’orrore nazifascista.

Il giorno che ricorda la Shoah culminerà proprio con la deposizione di corone di fiori al cimitero ebraico di Rovigo. Una struttura storica, ma con tanti problemi irrisolti. Fino a pochi giorni fa erba e rampicanti quasi nascondevano le tombe. E un tratto di muro appariva sempre più instabile. “Purtroppo - spiega Gina Cavalieri, vicepresidente della Comunità ebraica di Padova, responsabili delle strutture ebraiche di Rovigo - ci vorrebbero dei finanziamenti per sistemare il cimitero. Soprattutto il tratto di muro pericolante. Cercheremo di risolvere la situazione, anche cercando un aiuto da parte del Comune di Rovigo”. In città oltre al cimitero di piazzale Soccorso c’è anche il più piccolo cimitero di via Stacche.

Il vecchio ghetto ebraico, in centro storico, è segnalato dalla stella di David all’ingresso di piazza Annonaria. Un ghetto che risale al 1615. La comunità ebraica di Rovigo era fiorente verso la metà dell’Ottocento, poi calò di numero finché nel 1930 venne incorporata dalla comunità di Padova per via della legge Falco voluta da Mussolini e che prevedeva la chiusura delle piccole comunità.

Secondo la comunità ebraica di Padova “prima delle deportazioni in Polesine vivevano un centinaio di ebrei. Da Rovigo e provincia furono deportate 45 persone legate alla Comunità di Padova, 9 rodigini e 34 stranieri fuggiti da altri paesi europei”. Nove persone che finirono nei lager che la follia nazista aveva fatto costruire in giro per l’Europa per arrivare alla “soluzione finale”. Per questo è giusto ricordare gli abissi che può raggiungere l’aberrazione umana, perché la cosa, violenze, odio, intolleranza, non si ripeta. Ed anche per questo la “memoria” non può durare un giorno solo.

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