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ROVIGO

Addio a Tino a Renata. "Dormivano ancora mano nella mano"

La Commenda in lacrime per i due anziani, la straziante lettera dei figli

La foto scelta per l’addio li ritrae mentre, sorridenti e giovanissimi, stanno scendendo da un’auto bianca, vestiti da sposi. Da quel giorno, non si sono più lasciati. “Dormivano ancora tenendosi la mano”, ha ricordato la figlia Maria, durante il funerale, squassata dal pianto.

E’ arrivata tutta la Commenda “storica”, per dare l’addio a Tino Bellinello, 87 anni, ex campione di ciclismo ed ex gestore del distributore di carburanti Shell, di fronte all’Hotel Cristallo, e alla moglie Renata Berto, 78 anni, che a lungo ha gestito la lavanderia sotto l’abitazione, al civico 45 di viale Gramsci. E’ qui, in casa, che, secondo le prime risultanze, Tino, il giorno di San Valentino, avrebbe sparato alla moglie, con la sua pistola, per poi rivolgerla contro se stesso. Lei è morta subito, lui poche ore dopo.

Un episodio che ha sconvolto tutti coloro che conoscevano e amavano i due anziani, unitissimi, così come erano uniti ai loro familiari, i figli Mauro e Maria, la nuora Micaela e il genero Antonio, che ha scoperto la tragedia, i nipoti Alessio e Stefano.
Una cerimonia sobria, l’addio, con i due feretri affiancati, di fronte all’altare. Chiusa dalla lettera che Maria ha voluto scrivere e leggere ai tanti presenti, facendosi portavoce anche dei pensieri di Mauro, l’altro figlio. Una straziante spiegazione dell’accaduto, senza rancore, senza giudizi o condanne, venata da un enorme dolore e senso di perdita, ma ancora e per sempre piena di un infinito amore verso i genitori.

“Mamma e papà si sono amati dal primo momento in cui si sono conosciuti - ha detto ai presenti - dormivano ancora mano nella mano. Amavano tantissimo noi figli e i nipoti, ci sostenevano in ogni modo”. Poi, il racconto dell’ultimo periodo, difficile, lì dove forse si annidano le radici della tragedia. “Papà negli ultimi tempi si era avvilito, sentiva venire meno la sua straordinaria vitalità. A mamma si era presentata la malattia, ma reagiva, si prendeva cura della casa, assisteva papà. Lui non sopportava di vederla soffrire, io lo incoraggiavo, noi lo incoraggiavamo, ma non voleva darci un peso. Purtroppo, nella sua grande riservatezza, è arrivato a questo estremo gesto di disperazione”.

Un racconto senza condanne, senza che l’amore di una vita sia rimasto intaccato da questo dolorosissimo epilogo, con un monito, che però nulla toglie all’affetto, che durerà per sempre: “Non vogliamo che si pensi che quello scelto da papà sia il modo di risolvere i problemi”. Poi, uno straziante messaggio d’amore e d’ammirazione verso i genitori: “Mamma e papà, mi mancate tantissimo. Vi terremo nel nostro cuore per tutta la vita. Mamma, papà, grazie per tutto l’amore che ci avete insegnato”. Infine, l’ultimo viaggio, fianco a fianco, per sempre, come per tutta la vita. Come quando scendevano da quella macchina bianca, sorridenti, giovanissimi. Forse sapevano già che non si sarebbero mai più lasciati.

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