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Il timore

Arriva anche in Polesine l'incubo contagio Covid dai visoni

Il sospetto è che sia già avvenuto in Olanda, e per questo anche in Italia è scattata la mobilitazione

Arriva anche in Polesine l'incubo contagio Covid dai visoni

Scoppia l’incubo visoni. Il timore che il coronavirus possa venire trasmesso da questi animali da pelliccia, in Italia ce ne sono alcuni allevamenti, anche in Veneto, ed anche in Polesine. Il sospetto è che sia già avvenuto in Olanda, e per questo anche in Italia è scattata la mobilitazione. E Forza Italia ha sollevato il caso in Parlamento per chiedere la chiusura di tutti gli allevamenti.

Un allevamento di visoni è presente anche in Polesine, a Villadose, e già in passato ha sollevato polemiche e proteste. Ora potrebbe far insorgere nuovi dubbi e paure. Ma a sgomberare subito il campo è lo stesso sindaco Gino Alessio, che precisa: “L’azienda sanitaria su mia richiesta ha fatto sopralluogo in allevamento per altri motivi. In questo momento non ci sono animali, quindi fortunatamente non è un problema collegabile a rischi contagio”.

Il primo cittadino di Villadose, poi ammette che l’amministrazione comunale sta anche valutando la possibilità di decretare la chiusura definitiva dell’allevamento: “A seguito della sentenza del Tar, inoltre, stiamo rifacendo l’istruttoria per l’eventuale mantenimento o per la chiusura dell’attività dell’allevamento”.

Il pericolo visoni si era diffuso dopo la notizia di un sospetto di contagio in Olanda, come evidenziato dal ministro dell’agricoltura olandese, Carola Schouten, che ha detto che “è plausibile che un dipendente di un allevamento di visoni abbia contratto il coronavirus da uno degli esemplari. Gli allevamenti di animali da pelliccia possono ricordare i cosiddetti ‘mercati umidi cinesi’, come quello di Whuan, dove si sarebbe verificato il primo contagio da animale selvatico a uomo”. In questi stabilimenti gli animali vivono spesso in pessime condizioni igieniche e lo stress che subiscono dalla nascita all’uccisione è altissimo, costretti come sono a subire un’angusta cattività in scenari d’inferno. Un motivo di più per riflettere sulla necessità di chiudere gli allevamenti di animali da pelliccia, purtroppo presenti ancora in Italia”. Ha affermato in una nota il presidente dell’Oipa Italia, Massimo Comparotto.

Ed anche la politica si è mossa. L’onorevole di Fi Michela Brambilla è stata categorica: “Chiudere le 13 strutture italiane tra Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Abruzzo, dove sono ancora allevati visoni, o quantomeno avviare approfonditi accertamenti e promuovere una legislazione che vieti l’allevamento e il commercio di animali per la produzione di pellicce”. E’ il testo di un’interrogazione ai ministri delle politiche agricole e della salute, ricordando che il primo caso probabile di trasmissione del Covid-19 dall’animale all’uomo riguarderebbe il dipendente di un allevamento di visioni nei Paesi Bassi. E ancora: “in Italia la legge consente di allevare oltre 200mila visoni ogni anno nelle ultime strutture attive, dove questi animali, selvatici e territoriali, vivono ammassati in pessime condizioni igieniche, continuamente a contatto tra loro e con gli operatori dello stabilimento. Si tratta, com’è evidente - argomenta l’onorevole Brambilla - di condizioni assai simili a quelle dei famigerati wet market dell’Estremo Oriente”. Perla chiusura degli allevamenti anche le associazioni animaliste e la Lega antivivisezione.

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