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Il Pronto Soccorso resta pubblico: stop al piano di esternalizzazione

Con le presunte assunzioni e l’ingresso di medici non specializzati non serve più chiedere aiuto ai privati

Il Pronto Soccorso resta pubblico: stop al piano di esternalizzazione

L’emergenza e la promessa della Regione di assunzione di nuovi medici, unita alla possibilità di inserire in corsia anche i non specializzati, bloccano l’esternalizzazione del Pronto Soccorso di Rovigo e Trecenta. Un’ottima notiza per il Polesine che sembra destinato ad avere ancora una sanità pubblica efficiente in grado di garantire i servizi essenziali. Ma cos’è successo? Era la fine di agosto dello scorso anno quanto il direttore Antonio Compostella, con delibera firmata, prendeva atto dalle proposta di esternalizzazione del “servizio di assistenza di tutti i codici bianchi e verdi registrati al Pronto Soccorso di Rovigo” così come proposto dal direttore del Pronto Soccorso dell’ospedale di Rovigo e Trecenta e confermata anche dal direttore della Funzione Ospedaliera per garantire la continuità di un servizio chiaramente critico per la salute della comunità, alla luce del fatto che, ormai, vive nella cronica carenza di personale medico. Personale che, spiega la stessa Ulss, non è riuscita a reclutare nonostante “i numerosi e reiterati strumenti ordinari messi in campo”.

Ecco quindi che l’azienda, come da disposizioni regionali, aveva deciso, per ottenere la possibilità di esternalizzare il servizio del Pronto Soccorso ai privati, di chiedere l’autorizzazione alla Commissione Regionale per l’Investimento in Tecnologie ed Edilizia (Crite). In particolare, la richiesta che l’Ulss avrebbe dovuto fare alla Crite, già autorizzata dal direttore generale, prevedeva appunto l’esternalizzazione del servizio di assistenza dei codici banchi e verdi per il periodo di un anno eventualmente rinnovabile per un ulteriore anno, per una spesa presunta di 450mila euro l’anno.

Ma, lo sappiamo tutti, e l’Ulss per prima, i tempi della burocrazia sono lunghissimi e il servizio del pronto soccorso non si può certo fermare quindi, nell’attesa di espletare le procedure di gara per l’esternalizzazione del Pronto soccorso di Rovigo e Trecenta (dopo chiaramente aver ottenuto il parere favorevole della Crite), decide di rinnovare la convenzione con l’azienda Medica di Porto Viro che da tempo dà supporto al pronto soccorso di Rovigo, in carenza di personale. Intanto, però, la Regione del Veneto vara l’ “Approvazione delle disposizioni operative per l'efficientamento del modello organizzativo di Pronto Soccorso ed individuazione delle azioni per il governo del personale di Pronto Soccorso. PSSR 2019-2023”, che permette un programma formativo per l’inserimento di medici privi del diploma di specializzazione nei Dipartimenti di Emergenza e promette l’assunzione di 500 nuovi medici in tutta la regione. L’Ulss quindi blocca la sua domanda per l’esternalizzazione del Pronto soccorso.

Poi arriva l’epidemia. E la Regione manda davvero nuovo personale in assistenza alle sue Ulss e, con un provvedimento di maggio, chiede che ogni Azienda Sanitaria adotti uno specifico Piano Aziendale che individui, oltre ai bisogni di dotazioni strumentali e attrezzature, il fabbisogno straordinario di personale “necessario a garantire i previsti standard emergenziali”. A questo punto, alla Ulss, non serve più procedere con l’estenalizzazione. E così, mentre prepara il suo piano di assunzioni da mandare in regione, rinnova il contratto con l’impresa di Porto Viro a supporto del pronto soccorso in attesa che i nuovi medici arrivino davvero e che non vi sia più bisogno dell’aiuto dei privati”.

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