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Religione dopo il Covid

Tessarollo: “Siamo parte del cosmo da tutelare”

L’immagine storica del papa solo in piazza: “Lì c’è tutta la fragilità umana”

Tessarollo: “Siamo parte del cosmo da tutelare”

Il vescovo Adriano Tessarollo

 L’immagine di papa Francesco solo in piazza San Pietro durante la benedizione Urbi et Orbi di fine marzo, nel pieno della pandemia, è tra quelle che segneranno la storia. Ne parla il vescovo Adriano Tessarollo, della diocesi di Chioggia, che nel Delta è un grande punto di riferimento e ama stare in mezzo ai suoi fedeli, ma ne ha dovuto fare a meno.

Monsignor Tessarollo, come ha vissuto questo momento così epocale per tutta la Chiesa e i suoi fedeli?

“Si sono dovute fare delle potature, tagliare, e prediligere i rapporti personali. Questa pandemia non è ancora finita e anche se è superata la fase critica, rimangono ancora molte indicazioni e restrizioni. Non ci siamo soffermati solo alle potature, ma abbiamo anche riflettuto su cosa far crescere di nuovo e questo ci sta ancora impegnando molto. La sospensione generale dei servizi fatti in presenza, le chiese chiuse, o aperte solo ad accessi individuali, non hanno fermato lo sforzo di offrire spazi di riflessione scritte, o proposte di preghiera con i mezzi di comunicazione. Molti i contatti personali le telefonate. Nella fase acuta i sacerdoti noi tutti abbiamo accentuato l’impegno a mantenere le relazioni personali e l’offerta formativa”.

Ora che in chiesa si è tornati, che cambiamenti nota tra i suoi fedeli?

“Abbiamo ripreso, anche se notiamo che la gente è ancora molto guardinga. Ci sono i momenti in presenza, ma continuiamo con le piattaforme in cui inviamo lectio bibliche. Anche le mail sono un veicolo. Le celebrazioni più significative ci siamo impegnati a offrirle via Youtube e su Facebook.

Com’è dire messa davanti a una telecamera, nel vuoto della Chiesa?

“Manca la presenza della preghiera viva. La preghiera comune animata delle nostre chiese ci manca tanto. Ora abbiamo ripreso a celebrare qualche battesimo, i matrimoni e sono importanti anche gli incontri personali, come le visite dei sacerdoti ai malati, in casa con tutte le dovute attenzioni. Ci stiamo interrogando su come rendere più personale e limitata la preghiera, visto che non sappiamo come questo virus reagirà in futuro”.

Come sarà la sua missione domani, per uno come lei che ama la sua gente?

“Sto già rifacendo il giro di tutte le comunità di domenica in domenica. Sarò presto a Scardovari e a Bonelli. Oggi a Oca Marina per una cerimonia di genitori che hanno avuto i figli morti ancora giovani. Sto ripassando per tutte le parrocchie rispettando i numeri e a piccoli gruppi. Incontrerò gli animatori adesso con le messe all’aperto sarà più semplice. E’ un’occasione buona per dialogare, sostenerci nella fede e incoraggiarci. Sono stato ai funerali di Stefano Trovò, il giovane ventenne di Cavarzere venuto a mancare in un tragico incidente in moto. Volevo essere di incoraggiamento per i genitori. Ma dobbiamo fare i conti con il nostro mondo e con le leggi. Si ricomincia, ma bisognerà pensare di rigare dritto e non che questa cosa non sia mai esistita o non ci sia”.

L’intervista completa oggi 5 giugno sulla Voce di Rovigo

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