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Grandi opere

Il ritorno dell’eterna incompiuta

La Valdastico attraversa tutte le ere, dal mondo della Dc all’idea luminosa dei giallo-rossi

Il ritorno dell’eterna incompiuta

A leggere il nome con cui quella strada è stata identificata per decenni ci si ritrova proiettati indietro nel tempo. Quando in Veneto e in mezza Italia il bello e il brutto tempo lo decideva la Dc. I telefoni cellulari si intravedevano solo nelle puntate di “Spazio 1999” e i computer nei B-movie di fantascienza, o al massimo in qualche base segreta della Spectre nel cuore di montagne o sotto i mari (nei film di James Bond). Ma già allora la Pi-Ru-Bi, l’autostrada Rovigo-Trento, era un progetto per collegare il Polesine, il centro del Veneto e il Trentino, ed arrivare così alla Modena-Brennero e al nord Europa. Pi-Ru-Bi, dai nomi dei tre grandi sponsor politici dell’infrastruttura: Piccoli, Rumor e il rodigino Bisaglia.

Nomi che rimandano alle foto in bianco e nero e a una politica da prima Prima repubblica. Eppure siamo ancora a quel punto, o poco più avanti. Fra le opere definite prioritarie dall’allegato al decreto Semplificazioni, infatti, c’è anche il completamento della Valdastico, il tratto nord della strada che dovrebbe portare da Piovene Rocchette alle porte di Trento, e unire così il Polesine al Trentino (da Badia a Vicenza passando per il padovano e poi verso l’A22). Un’opera che giace sulle cartine stradali del Veneto da decenni, basta prenderne una degli anni ‘70 per vedere l’itinerario tratteggiato che segnala “i lavori in corso”, sballottata sulle montagne russe della politica fra progettazioni, revisioni, accordi mancati e opposizioni della sponda trentina. Opposizioni che sembrano superate dal punto di vista politico, visto che la guida leghista di Veneto e provincia di Trento potrebbe fare da apripista alla nuova pianificazione, che ora ha anche il timbro della priorità ministeriale.

Eppure tornare a sentire la parola Valdastico, che poi sarebbe la vecchia idea Pi-Ru-Bi, ha il sapore d’antico, come una vecchia delibera scritta con la macchina da scrivere a testina rotante, come un vecchio telex spedito in periferia. E per certi versi siamo ancora a quel punto, visto che di progetti definitivi o scansioni temporali ancora non si parla. Il mondo dell’economia veneta sostiene la necessità di una simile infrastruttura da tempo, per velocizzare le comunicazioni fra Veneto, Trentino Alto Adige e nord Europa, ma anche per dare continuità “viaria” alla Valdastico sud (da Badia a Vicenza), aperta da qualche anno, ma ancora poco utilizzata.

Il vecchio sogno di Toni Bisaglia, quindi, torna in auge. Anche se nel frattempo il mondo è cambiato, e forse Veneto e Polesine hanno anche altre priorità infrastrutturali. Senza contare che una simile opera non appare per niente in discesa. Basti pensare alle resistenze che continuano ad esserci in Trentino, soprattutto dal punto di vista ambientale. Proprio pochi mesi fa la giunta provinciale di Trento ha avviato la procedura per la variante del piano urbanistico provinciale, e secondo molti si è trattato di un passo ufficiale per la realizzazione dell’opera. E proprio per questo la giunta trentina è finita sotto il fuoco di polemiche e critiche. Molti a Trento sostengono che la Pi-Ru-Bi, in realtà, è “morta” da tempo, tenuta in vita apparente solo come merce di scambio per altre concessioni stradali o come spauracchio per scelte infrastrutturali diverse. Non ci sarebbero, secondo gli alfieri del “mai”, condizioni economiche e di flussi di traffico per giustificare un’opera complicata anche dal punto di vista realizzativo a causa della morfologia del territorio.

Ed ecco allora che a ridare fiato a questa eterna incompiuta ci prova il governo, rispolverando un vecchio progetto da era democristiana (chissà cosa ne pensano i grillini, fautori di un taglio netto con tutto quello che riguarda il passato).

Bisogna andare al 1968 quando da Roma Mariano Rumor, leader della Dc vicentina, informò che era stato approvato il progetto dell’autostrada Vicenza-Rovigo, primo troncone della Valdastico. I cantieri aprirono nel 1972, il tratto Vicenza-Piovene fu inaugurato nel 1976. Bisaglia stava per diventare leader politico di livello nazionale. Poi tutto si fermò, anche perché il vento politico, di marca dorotea, cambiò per diversi anni. Infine la ripartenza dei lavori e nel biennio 2014-15 l’apertura della Badia-Vicenza. E il tratto verso nord? In pochi credono di riuscire a vederlo. Ma c’è anche chi sostiene che la Dc sia pronta a tornare in campo.

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