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Enogastronomia

Il sangiovese si affina in mare: 100 bottiglie con una storia davvero unica

Piccoli gioielli cullati dalle onde della marea sperimentati da Isi Coppola e il suo staff al ristorante In Marinetta

Il sangiovese si affina in mare: 100 bottiglie con una storia davvero unica

I veri intenditori non bevono vino degustano segreti, come ha detto Salvador Dalí. Segreti che possono nascere dal nulla, o come nel nostro caso, salire dal mare. Piccoli gioielli cullati dalle onde della marea come quelli che hanno sperimentato Isi Coppola e il suo staff in quello scrigno incastonato nel Delta che è il ristorante In Marinetta.

Del resto, non occorre essere grandi intenditori per capire come il vino sia molto di più di una bevanda. Ogni vino racconta una storia fatta di lavoro e di passione; una storia che riporta ad una terra, alle sue tradizioni, ai suoi profumi e alla sua gente. E i veneti, in questo sono maestri. Ma questa è una storia che solo nella sua parte finale si svolge in Veneto, in Marinetta.

E’ la storia di un Sangiovese di Romagna, un vino in origine duro e robusto, arcigno come i contadini delle colline che si ergono aspre sono Forlì, Cesena e Rimini; colline in cui però, nelle giornate più terse, arrivano diretti i venti e gli odori del mare.

A Mercato Saraceno la Tenuta Santa Lucia lavora seguendo rigorosamente i principi dell’agricoltura biodinamica. E con gli stessi principi produce i suoi vini fra i quali - e di questo stiamo parlando - il Vensamè Ancestrale. Ancestrale come il metodo di produzione, vale a dire con vino rifermentato in bottiglia in modo naturale, senza aggiunte di zucchero e lieviti.

In questo caso parliamo di un sangiovese (vino rosso per antonomasia) vinificato in bianco e trasformato in una bollicina davvero unica. Uno spumante, dunque, non filtrato e non eccessivamente alcolico (11,5 gradi) imbottigliato in primavera e poi rifermentato in bottiglia. Ne esce un vino con perlage (le bollicine) fine e persistente.

E qui entrano il ballo il Delta, Isi Coppola e In Marinetta. A fronte di un vino già di suo molto particolare, ecco la scommessa. Ma se questo vino durante la sua maturazione in bottiglia venisse cullato e curato dalle onde invece che dalla mano dell’uomo, come ne uscirebbe? Detto. E fatto. Subito dopo l’imbottigliamento cento bottiglie di Vensamè Ancestrale sono state prelevate da Mercato Saraceno, portate nel Delta, preparate una ad una (ricoperte per non correre il rischio di romperle e tappi a corona per garantire la tenuta) e “inabissate” da In Marinetta sotto quattro metri di acqua. Lì, le bollicine hanno trascorso i mesi dell’invecchiamento. Lì hanno vissuto i giorni del lockdown, lontane dal mondo e controllate solo di tanto in tanto da un sub. Fino al ritorno alla luce, all’inizio dell’estate.

Cento bottiglie in tutto, rigorosamente numerate. Bottiglie da aprire e da scoprire proprio come si apre un cassetto chiuso da anni, con la curiosità di scoprire quale sia stato l’effetto delle onde, del freddo e delle nebbie in superficie su quel contenuto che in origine si presentava come un vino fruttato con sentori di fragola e piccoli frutti rossi.

E questa è la storia di 62 su 100. Stappare una delle cento bottiglie è una sorta di rito, al quale Isi Coppola (che è una bravissima sommelier) si avvicina con la cautela che merita ogni volta un piccolo evento.

Già la bottiglia è un’opera d’arte, con le incrostazioni del mare, le piccole cozze che sono cresciute abbarbicate al vetro, le alghe essiccate... Bella perché unica. E sono una diversa dall’altra perché la natura (proprio come il celebre direttore d’orchestra) non ripete. Ma è una volta che il vino arriva nel calice che si assiste alla sorpresa. Il rosa intenso si è fatto più tenue, come in un rosè poco più che accennato. Le bollicine sono finissime ma persistenti. E ai sentori di frutti di bosco se ne sono aggiunti altri, quelli del mare, accennati e mai sovrastanti, ma evidenti. Impossibile, probabilmente, trovare un vino così in commercio. Impossibile perché unico.

E con il passare dei minuti sembra quasi di avere nel bicchiere uno champagne rosè, ma arricchito con sentori di mare. Insomma, un’esperienza unica. A meno che dopo la prossima vendemmia non si replichi. Con il Vendamè Ancestrale nel bicchiere non resta che trovare un abbinamento giusto dalla cucina.

Ma per un vino così, probabilmente, l’abbinamento perfetto non esiste. Essendo originale, e con il grande pregio di non annoiare (ci mancherebbe…) l’unica strada da percorre è quella della sperimentazione. Sta bene con il pesce, certo, ma forse anche con la carne perché pur nella sua originalità è un vino che non sovrasta, che va oltre le certezze imparate chissà dove…

Il cronista profano di vini e di cibo l’ha accoppiato con due piatti del sempre originale menù di In Marinetta. Con “La Gioia del crudo” (ostrica rosa di Scardovari, salicornia, pane nero integrale bio con butto sala e gin Caleri in ivoire) il gioco è stato facile. Come di dice con una battuta, è la sua morte.

Ma è probabilmente con il “Caligo d’estate” che il vino diventa un compagno di viaggio perfetto (fumè di scampo, seppie e triglie nostrani, peperone verde spellato alla plancia e crema di gazpacho). Ne esce un incontro unico fra acqua e terra, fra i sapori forti delle colline romagnole e la delicata onnipresenza del Delta che è tutt’intorno a riempire gli occhi. Basta alzare lo sguardo.

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