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IL DRAMMA

La tragedia, "Paolo, con te se ne va un grande artista e un grande amico"

Gli amici sotto choc: "Sapeva suonare le corde giuste delle persone. Era un trascinatore"

La tragedia, "Paolo, con te se ne va un grande artista e un grande amico"

Rovigo si è svegliata presa a botte, incredula, sotto choc. Paolo Ambroso, a soli 41 anni, dopo una vita tra scoutismo, musica, amici, arte e famiglia, ha lasciato questa terra per una caduta in montagna, uno scivolone sull’erba bagnata e un volo di 30 metri. Ma un’anima come quella di Paolo non può morire. Lui, le sue corde, la capacità di osservare le persone e di coglierne il meglio. Lui, papà di tre figlie, lui e Alice Mantovani, la sua amata, la sua sposa. L’amore attorno alla sua grande famiglia non se n’è andato e il ricordo dell’uomo, dell’amico, dell’insegnante e del papà “saranno eterni”, come hanno sottolineato i suoi compagni sul palco della band “L’istrice”.

Il corpo di Paolo è ancora all’obitorio di Aviano, dove è stato portato domenica dopo l’incidente, lungo il sentiero 918-929 lungo il passo alpino della Forcella Palatina a Piancavallo. Il magistrato non ha ancora dato il nulla osta per i suoi funerali, e ha disposto per oggi pomeriggio l’esame autoptico. Ma ieri tutti gli amici più cari di Paolo hanno voluto lasciare un ricordo. Per le sue bambine, per loro. Per Alice, una donna forte, che ha chiesto di conservare tutti i ritagli di giornale, per mostrarli alle figlie di 8, 10 e 12 anni, quando saranno grandi, quando i ricordi saranno più opachi.

“Stefano (Polo, ndr, il 38enne rodigino che era con Paolo in camminata) - racconta Daniele Saggiorato, amico fraterno della vittima - mi ha chiamato per avere il numero di Alice. Era concentrato su quello che stava succedendo quindi ho pensato a un incidente”. Paolo stava camminando davanti a Stefano, “stavano venendo giù dalla Forcella - riporta Daniele - avevano appena concluso un sentiero attrezzato e non c’era il cavo, ma era una parte facile. Purtroppo il terreno era molto scivoloso ha trovato l’erba bagnata ed è caduto”. Le parole si bloccano, il fiato pure. Tutto torna più affrontabile quando Daniele torna ai suoi 8 anni, a quelli di Paolo. “Ci siamo conosciuti e non ci siamo più persi. I fratelli li trovi, gli amici no e lui era mio fratello. Era il mio testimone di nozze, il padrino di mia figlia. Paolo era uno che se avevi bisogno c’era sempre. Era estroso, brillante, sapeva suonare le corde giuste delle persone. Era un trascinatore”. Un uomo fuori dagli schemi, pur essendo avendo scelto di fare l’insegnante, rimanere a Rovigo, mettere su famiglia, anzi, forse proprio per questo. “Potevamo partire alle 3 di nottee finire in Centro Italia - ricorda ancora Daniele - Come artista se lo corteggiavano, aveva anche suonato con noi degli Ukulele lovers era uno dei migliori artisti e chitarristi di Rovigo”. Paolo, poi, amava la natura: “Due o tre volte all’anno si scalpitava per andare a fare ‘mamma, casette e rifugio’ e stare all’aria aperta, condividere la fatica e fare le cose insieme. Era estasiato dalla natura”. E Rovigo? “Rovigo era amore e odio. Ma qui aveva gli affetti, poteva portare a spasso le sue tre figlie. Era profondamente di Rovigo”.

Scout da sempre, lo ha perso e poi ritrovato Marcello Garbato: “Sono un po’ più grande di lui - racconta - aveva 12 anni ed era già un portento con la chitarra. Il mio ricordo è legato al fatto che a 12 anni, ancora non era andato al Venezze, e mi ha insegnato delle cose”. E continua: “Paolo era mite, osservava molto. Poi ci siamo persi, ma quando le nostre figlie hanno frequentato lo stesso asilo, non ci siamo persi più. Andavamo spesso a casa loro. Ho potuto così apprezzare l’uomo che era diventato nel frattempo, il musicista notevole il suo equilibrio interiore. Lui, fuori dagli schemi con idee controcorrente, mai schierato in modo banale, sempre critico, amava la polemica i dibattiti e le discussioni. Era molto di compagnia. La casa sua e di Alice sempre aperta, piena di gente”.

Nella casa di via Fuà Fusinato, la casa sempre piena di amici, ieri c’erano loro a fare compagnia alla famiglia di Paolo. Alla mamma, la nota professoressa Teresa Felisatti, ora in pensione, il papà Gianni Ambroso. Per non dire niente. Per esserci, come c’era Paolo. Per l’ultimo saluto al 41enne di Rovigo è atteso dal Sudamerica l’arrivo del fratello Enrico.

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