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ROVIGO IN LUTTO

"Un ragazzo sano, sportivo, amante della vita. Morto a 34 anni senza un perché"

Lo straziante racconto del fratello di Giacomo Magaraggia, Alberto. Si farà una autopsia nel tentativo di chiarire le cause della tragedia

"Un ragazzo sano, sportivo, amante della vita. Morto a 34 anni senza un perché"

Giacomo Magaraggia, 34 anni, durante uno dei viaggi che amava

Una corsa al pronto soccorso. Preoccupati, certo, ma di quella preoccupazione che può dare una brutta influenza, una profonda debolezza. Una malattia, magari fastidiosa. Ma senza potere neppure lontanamente immaginare che quelli saranno gli ultimi minuti passati assieme a un figlio, un fratello.

Sabato mattina, non appena appreso quanto accaduto nelle ore precedenti, nella tarda serata di venerdì, tutte le persone - e sono tante - che conoscevano e volevano bene a Giacomo Magaraggia, 34 anni, sono rimaste incredule, sotto choc. Giacomo si è spento in ospedale, a Rovigo, poco dopo l’arrivo al pronto soccorso.

A raccontare quei momenti, tanto incredibili quanto agghiaccianti, con la gentilezza che lo contraddistingue, venata di un dolore devastante, è il fratello, Alberto, noto avvocato. "Era due o tre giorni che Giacomo stava male - ricorda - mal di stomaco, pressione bassa, un po’ di febbre. Si era anche trasferito momentaneamente dai miei. Nel pomeriggio di venerdì, la situazione ha cominciato a peggiorare. E’ venuto il medico di famiglia, immediatamente, è stato gentilissimo, ha trovato la pressione molto bassa e ci ha invitato ad andare al pronto soccorso".

Alberto è partito, assieme alla mamma, anche lei medico, per portare Giacomo in ospedale. A casa, in attesa di notizie, è rimasto il padre, Roberto, intellettuale, politico, amministratore pubblico. "Giacomo era molto debole - ricorda Alberto - faceva fatica a camminare, dovevamo aiutarlo, aveva una brutta cera. Del resto, erano due giorni che non mangiava, per il fastidio allo stomaco".

Finalmente, però, viene portato in ospedale e, a questo punto, sulla preoccupazione, certo esistente, si innesta il conforto derivante dall’avere lasciato il giovane in mano ai medici. Appena il tempo di arrivare a casa che arriva la telefonata che ghiaccia il sangue nelle vene.

"Ci hanno richiamato dall’ospedale - racconta Alberto - Ci hanno detto che la situazione era critica, che mio fratello era arrivato con la pressione bassissima, che avevano dovuto intubarlo". Lo sgomento, mano a mano che la conversazione prosegue, cresce. Alberto e la madre corrono nuovamente in ospedale. "Ci hanno subito detto - prosegue Alberto - che stavano cercando di rianimare Giacomo, perché aveva avuto un arresto cardiorespiratorio".

Madre e figlio rimangono in attesa, calati in una situazione devastante, che nessuno, poco prima, avrebbe mai potuto credere possibile. "Sono venuti altri due volte - prosegue Alberto - dicendoci che non si riusciva a fare riprendere Giacomo, poi ci hanno invitato a seguirli in reparto. Siamo andati. Li abbiamo trovati lì, tutti in piedi, che ci attendevamo. E allora lì lo capisci, quello che stanno per dirti".

Giacomo è morto. Non è stato possibile farlo riprendere in nessuna maniera. Alberto corre a casa, per avvertire il padre dell’accaduto. Non ci sono spiegazioni per una tragedia tanto enorme e inattesa, nessuna. Impossibile pensare al Covid, dal momento che, all’entrata in pronto soccorso, era scattato il tampone, negativo. Si è deciso di fare l’autopsia, per capire cosa possa essersi portato via un ragazzo sano, sportivo, pieno di vita.

"Mio fratello non ha mai avuto nessun problema di salute - ricorda Alberto - Un giovane di un metro e ottantacinque per ottanta chili, aveva fatto quattro o cinque anni di boxe, aveva giocato a calcio una vita, così come per una vita aveva fatto palestra, si allenava anche a casa. Noi non abbiamo idea di cosa possa essere accaduto".

Proprio per questo, le prime reazioni sono state di incredulità. Poi, la rassegnazione e il dolore profondo dei tantissimi amici. "Giacomo - ricorda il fratello - non era un estroverso, ma amava la compagnia ed era un generoso, aveva tanti amici. Faceva tutto per loro, di recente aveva organizzato due cene, li invitava, prendeva tutto lui. Un ragazzo buono, profondamente. Era attaccatissimo alla famiglia, ai nostri genitori".

Un’altra sua passione erano i viaggi. "Amava la vita in genere - chiude Alberto - Oggi mi hanno chiamato persino dall’Australia, mi hanno detto che sono sconvolti anche loro. Non abbiamo idea di cosa sia accaduto, siamo devastati".

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